Cosa mangiavano i selinuntini? Quali erano gli ingredienti utilizzati nelle pietanze? E come si consumavano? Se lo sono chiesti in questi mesi Antonio Putrone (Lions Club Castelvetrano), l’avvocato Giovanni Miceli con la passione per la storia e presidente del locale Archeoclub e l’archicuoca Ita Galfano che hanno avviato una ricerca storica, innanzitutto, su cìò che consumavano gli abitanti dell’antica città di Selinunte. Un salto all’indietro di secoli, alla scoperta – oltre l’archeologia pura – di come si muoveva la città, a partire dalle abitudini alimentari. Da questa ricerca ne è nata una rivisitazione “moderna” di piatti che domenica pomeriggio sono stati presentati al baglio Florio del Parco archeologico di Selinunte. L’idea è venuta ad Antonio Putrone che a livello distrettuale si occupa del comitato miti e tradizioni popolari. Un convegno, un libro (“Miti greci a Selinunte” di Giuseppe Libero Bonanno, Erasmo e Giovanni Miceli) e poi lo spaccato sulla cucina selinuntina con la ricerca storica e la rivisitazione dei piatti.
«La ricerca è iniziata dal documento epigrafo “Lex Sacra” – spiega Giovanni Miceli – dove sono descritte le disposizioni per purificarsi ma non solo. Perché sono spiegate anche le metodologie che venivano utilizzate per i riti, con particolare riguardo all’utilizzo degli animali e delle loro parti da sacrificare». L’olio, i cereali e il vino erano gli ingredienti base dei selinuntini, «però gli abitanti dell’antica città bevevano il vino allungato con l’acqua per renderlo meno alcolico», spiega Giovanni Miceli. Ma c’era anche il miele, perché tra i piatti riscoperti e “rivisitati” sono stati preparati la tagenite, focaccia con fichi e miele che i selinuntini mangiavano a colazione inzuppata nel vino. E ancora i pasteli, barrette di miele e sesamo, le zuppe di cereali e verdure (che i selinuntini consumavano tutti i giorni) e la melicreta, dolce preparato con ricotta, farina, uova e miele. A preparare i piatti “rivisitati” sono stati gli alunni dell’Istituto Alberghiero “Virgilio Titone” di Castelvetrano.
«Le fonti storiche ci raccontano anche come i selinuntini mangiavano – spiega ancora Giovanni Miceli – prima consumava il pasto il capo famiglia servito dai familiari e poi, a sua volta, mangiava il resto della famiglia. Altra storia, invece, erano i simposi che organizzavano le persone più ricche. Non si stava seduti ai tavoli ma sulle kline e ognuno indossava una corona di alloro. Si mangiava e si discuteva su temi culturali e della città». Una nota curiosa, infine: i selinuntini mangiavano i datteri, tolto l’osso e inserita la noce. Ma trattavano il dattero col sale per poi ricoprirlo di miele. Questione di gusti che i selinuntini, tramite la ricerca voluta dai Lions, ancora oggi ci fanno sapere.

La tagenite e la zuppa di cereali.

Barrette di miele e sesamo.

Giovanni Miceli, Maria Luisa Simanella, Ita Galfano e Michele Ciaccio.










