Essepiauto

alghe di selinunte

articolo del 2 novembre scorso, ripubblicato a seguito della replica del consigliere Vaccara

I fatti
Le alghe marce, chiuse da più di cinque mesi nelle acque del porto, stavano per essere smaltite direttamente in mare. Ormai, partendo dal fondo, avevano formato una sorta di isola compatta che occupava la metà dello specchio d’acqua del porto, sulla quale si poteva camminare sopra.
È ad aprile scorso che, durante le operazioni di bonifica, i cingolati avevano cominciato a lanciare al di là del molo quello che ormai si presentava come una melma nera, a pochi metri dalla spiaggia attigua, quando è intervenuta l’Arpa (Agenzia Regionale Protezione Ambiente) di Trapani.

Ma qualche giorno dopo, il quotidiano La Sicilia scrive che l’Arpa consiglia di lasciare le alghe in mare, mentre il Giornale di Sicilia parla di “smaltimento secondo norma”, riportando alcune dichiarazioni dell’ingegnere del Comune, Giuseppe Taddeo: “Ci rendiamo conto che queste alghe devono restare a mare in quanto costituiscono un deterrente al fenomeno dell’erosione delle coste. Se continuassimo a levare le foglie di posidonia sicuramente creeremmo un danno ambientale”.

Oggi emerge che l’Arpa, in realtà, non solo aveva diffidato i responsabili dei lavori del Comune a non proseguire con lo sversamento in mare ma, attraverso le proprie funzioni di polizia giudiziaria, aveva già trasmesso alla Procura di Marsala la notizia di reato per smaltimento illecito di rifiuti.

Le spiegazioni dell’Arpa
Abbiamo incontrato il dottor Domenico Trapani, della sezione acque dell’Arpa, presente al momento del controllo.

Ci può spiegare cosa è successo a Selinunte, lo scorso mese di aprile?
Il 9 aprile siamo intervenuti a seguito di una segnalazione. Stavano smaltendo le alghe direttamente in mare. Arrivati sul posto, oltre che a verificarne le evidenti tracce, abbiamo avuto anche l’ammissione dei geometri del Comune, responsabili dei lavori, che però si sono giustificati dicendo che hanno dovuto farlo per liberare alcune barche incagliate tra le alghe.

Quindi non avevano in programma di ributtare tutte le alghe in mare?
Questo è quello che affermano loro, poi sarà l’autorità giudiziaria a fare le giuste valutazioni. In ogni caso, anche se si fosse davvero trattato di liberare le barche, mi sembra evidente che questa melma non poteva essere presa e lanciata in mare senza alcuna autorizzazione.

E le indicazioni dell’Arpa riportate dai giornali? Qualche giorno dopo si leggeva su La Sicilia che voi avevate consigliato di lasciare le alghe in mare.
Non è vero. Noi non abbiamo fornito alcuna indicazione. Ci siamo limitati a ravvisare l’esistenza di un reato, comunicandolo alla Procura. Tutto qui. Poi, è evidente che non si può impedire alle alghe di tornare in mare spontaneamente, senza la mano dell’uomo.
Al momento del nostro intervento stava per essere realizzato anche un varco nel molo, in modo da poter creare una corrente per evitare in futuro accumuli così consistenti.
Se, in seguito a quell’apertura, le foglie di posidonia fossero uscite in modo naturale, non avremmo potuto ravvisare alcun reato. Dire questo non significa certo consigliare di non raccogliere le alghe.

Però il Giornale di Sicilia ha parlato di “smaltimento secondo norma”. E l’ingegnere Taddeo del Comune di Castelvetrano ha dichiarato che se si togliessero le alghe si produrrebbe un danno ambientale, per via dell’erosione delle coste. È così?
Beh, se lo smaltimento fosse davvero avvenuto secondo norma, l’Arpa non avrebbe avuto alcun motivo per comunicare alla procura il reato di smaltimento illecito di rifiuti. Si tratta di un rifiuto che ha anche un codice ben preciso: il 200201.
Insomma, qualsiasi spostamento innaturale delle alghe deve necessariamente essere autorizzato. Poi è possibile anche lasciare le alghe spiaggiate in loco contro l’erosione delle coste, ma è evidente che questa possibilità non riguarda il caso in questione. Le dirò di più, una circolare del Dipartimento Regionale Territorio e Ambiente, dello scorso 8 maggio, non fa che confermare la correttezza del nostro intervento. Infatti, anche nel caso di spostamento temporaneo, la circolare prescrive che bisogna procedere alla rimozione di eventuali rifiuti di origine antropica (plastica, vetro, alluminio, etc.) presenti all’interno della banquette, che dovranno essere smaltiti secondo la normativa vigente. E comunque sempre con le necessarie autorizzazioni.

La Bonifica e il Varco

In un porticciolo, frequentato da pescatori, turisti, residenti e villeggianti, dove non c’è l’ombra di un cestino, è molto probabile che mischiata alle alghe ci sia stata anche una considerevole quantità di rifiuti “antropici”, così come li chiama l’Arpa. Questa consapevolezza, insieme alle percezioni visive ed olfattive di tanti cittadini, può darci un’idea sulla natura di quella melma che soltanto con grande sforzo poteva essere ancora chiamata “posidonia”.
Anche lo stesso sindaco di Castelvetrano, Gianni Pompeo, in un’ordinanza del 2007 aveva correttamente assimilato le alghe asportate ai rifiuti solidi urbani, da trasportare in discarica autorizzata.
Ma prima della stagione estiva 2009, dopo più di quattro mesi di porto intasato, il vicesindaco Francesco Calcara firma l’affidamento dei lavori, con procedimento d’urgenza, incaricando l’impresa Durante S.r.l. per “l’esecuzione dei lavori di allontanamento e sgombero delle alghe depositate all’interno del porto di Marinella di Selinunte, facendo ricorso – si legge nella disposizione – all’uso di un’apposita chiatta galleggiante e di un adeguato escavatore compreso operatori, il tutto per un importo complessivo di 40mila euro”.
Pochi, rispetto ai 75mila euro del 2008. Come mai?

La chiatta, l’escavatore e gli operatori c’erano anche l’anno scorso, quelli che mancano sono i camion per il trasferimento del materiale in discarica. Tutto è racchiuso nella parola “allontanamento”, dalla quale si potrebbe dedurre che nei piani del Comune non c’era l’asportazione delle alghe e il loro smaltimento in discarica autorizzata (come invece specificato nella delibera di giunta dello scorso anno) ma, con ogni probabilità, il più economico sversamento in mare aperto, dove non occorrono camion e non bisogna pagare la discarica.
Operazione possibile solo in casi eccezionali e con le necessarie autorizzazioni, certamente diverse da quelle relative alla realizzazione del varco nel molo, costruito per creare una corrente attraverso la quale impedire il ristagno delle alghe fresche dentro lo specchio d’acqua e costato 86mila euro.

A conti fatti, tra varco e bonifica, sono stati spesi 161mila euro, senza però prevedere il trasporto del materiale inquinante in discarica. Dopo l’intervento dell’Arpa però si è comunque fatto ricorso all’uso dei camion e le “foglie di posidonia”, ormai arricchite da tante altre componenti molto meno naturali, sono state portate via su gomma.
Dopo la fine dei lavori però, in alcune zone del porto, si vedevano ancora masse di alghe appena 40 centimetri sotto il pelo dell’acqua. Accumuli che dopo l’estate, nonostante il varco, sono rimasti dov’erano.
Intanto dall’Arpa di Trapani, il dottor Antonio Carruba, responsabile del settore acqua, aggiunge che in quel caso sarebbe stato più opportuno prima bonificare lo specchio d’acqua, portando a discarica autorizzata la melma, e soltanto dopo realizzare il varco nel molo.

Egidio Morici www.500firme.it
Per l’Isola (quindicinale di informazione per la provincia di Trapani)