Da liceale l’esperienza di studio in Texas gli ha cambiato prospettiva e gli ha fatto balenare in testa una domanda su tutte: «Perché qui tutti lavorano e in Sicilia i giovani sono costretti a scappare per cercare lavoro altrove?». Giuseppe Scirè ha 18 anni ma i segni della maturità si colgono nelle sue parole: ha finito gli studi quest’anno presso il Liceo Classico “G. Pantaleo” e già a settembre inizierà a seguire le lezioni di Giurisprudenza a Palermo. Lui ha deciso di restare per una ragione ben precisa: «È facile criticare e poi andare via, è molto più una sfida, invece, restare per cambiare le cose e continuare a vivere nella tua terra». Giuseppe è scout da 10 anni e appartiene alla base di Castelvetrano: il primo ingresso quando aveva 8 anni nella parrocchia dei Cappuccini e poi il lungo cammino che lo ha portato a indossare la divisa: «I miei compagni della scuola elementare si stupivano quando raccontavo dei campi e del fatto che dormivo in tenda, lontano dai miei genitori», racconta. Di questo percorso Giuseppe Scirè non si è mai pentito.

Domenica prossima, insieme a un gruppo di scout di Castelvetrano, Giuseppe partirà per Roma per prendere parte al Giubileo dei giovani. Una settimana di servizio e di incontri, di riflessioni e di preghiera: dal servire alla mensa “Giovanni Paolo II” a Colle Oppio a una giornata trascorsa a Tor Vergata, all’incontro – mercoledì mattina – col Presidente della Repubblica Sergio Mattarella al Quirinale. Sarà Giuseppe Scirè uno dei pochi giovani scelti che porranno domande al Presidente: «Chiederò delle disparità tra Nord e Sud nelle prospettive di lavoro e quali vie e percorsi possono avviarsi per fare dell’Italia un Paese a unica marcia», dice Giuseppe. Già, il lavoro e quel Sud che si trascina a fatica tra le speranze dei giovani come Giuseppe: «Penso che chi va via si senta qui insicuro, non vede stabilità e nemmeno un salario minimo, ecco perché la scelta è scappare», analizza il giovane.

Giuseppe Scirè è però fiducioso: «Per chi vive fuori il rientro nella propria terra sembra quasi un esercizio scontato – racconta – solo quando stai fuori avverti come ti manca. Come mi vedo tra 10 anni? Felice, almeno così spero, avendo come obiettivo quello che diceva Baden Powell: Lasciare un posto un po’ meglio di come lo si è trovato. E io, per la mia terra, metterò tutto l’impegno possibile e immaginabile…».

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