«Perché territori come il Belìce continuano a essere marginalizzati? Aree interne fragili sul piano dei servizi essenziali?». È quello che si chiede Michele Simplicio, a capo del coordinamento dei giovani del Belìce e facente parte della Democrazia Cristiana. L’anniversario del terremoto nel Belìce è stata l’occasione per Simplicio di intervenire con un’analisi sul Belìce: «la memoria del sisma non può essere confinata alla retorica delle commemorazioni». Michele Simplicio fa riferimento ai ritardi, alle scelte sbagliate e alle occasioni mancate. Da anni il coordinamento dei giovani del Belìce discute anche sul destino dell’ospedale “Vittorio Emanuele II” di Castelvetrano, destinato a un depotenziamento rispetto all’area che serve. «Il diritto alla salute, alla mobilità, al lavoro e alla sicurezza deve essere garantito in modo equo», dice Simplicio. E aggiunge: «Le politiche pubbliche devono essere capaci di guardare al Belìce non come a un problema da gestire, ma come a una comunità da valorizzare. Investire nel Belìce significa investire in coesione sociale, giustizia territoriale e futuro».

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