Oggi la legge sul legittimo impedimento sarà giudicata dalla Consulta.

Una decisione sul filo del rasoio, che ricorda un po’ la fiducia dello scorso 14 dicembre, con la speranza che non si verifichino le stesse abominevoli dinamiche.
Si dirà: ma no, qui non si tratta mica di politici, siamo di fronte a dei giudici costituzionali.
Intanto però, dalle ultime indiscrezioni, sembra che su 15 giudici, soltanto otto siano a favore della bocciatura della legge.


Una legge che, ormai lo sanno anche i sassi, serve a salvare (per carità, solo “temporaneamente”) Berlusconi dai suoi processi, anche se Ghedini e compagni continuano a presentarcela come una garanzia per tutti i cittadini. Una garanzia che segue una logica tutta sua, del tipo “come fa l’Italia ad andare avanti se questi magistrati cattivoni (e comunisti) non lasciano lavorare il presidente per il bene della collettività?”
Oggi, la legge sul legittimo impedimento potrebbe essere bocciata, perchè considerata incostituzionale. Oppure potrebbe andar bene cosi com’è.

Non sono però da escludere altre possibilità.
Per esempio, la Consulta potrebbe bocciarla solo parzialmente, oppure dichiarare che una parte andrebbe riscritta, magari riscrivendola al momento con una cosiddetta “sentenza additiva di illegittimità”.
In questi due casi, l’eventuale referendum contro la legge non potrebbe avere luogo, perché il testo sarebbe diverso e le firme sono state raccolte per abrogare la “vecchia” legge, numero 51 del 7 aprile scorso.
Occorrerebbe allora organizzare, ex novo, un altro referendum con i tempi che ci vogliono, regalando di fatto a Berlusconi un’altra grossa proroga di impunità. Oppure, a volerla dire con Ghedini, regalando ai cittadini altri due anni di “serena” governabilità.
Intanto il Berlusca si guarda intorno e di mani tese comincia a vederne più d’una, tanto che pare abbia ormai deciso (da solo, come sempre) di cambiare il nome al Pdl: dovrebbe chiamarsi “Italia”.
Una sorta di ritorno alle origini, ma senza “Forza”. E si vede.

Egidio Morici
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