Francesco Fiordaliso

Ancora una volta il preside Francesco Fiordaliso è bersaglio di scritte ingiuriose, sui muri di un territorio difficile, a tratti ostile e a tratti solidale con chi ha sempre preso sul serio il proprio ruolo di educatore. “Bambini attenti all’orco del preside Francesco Fiordaliso”, recita una di queste odiose scritte apparse martedì scorso.

Al posto delle macchine bruciate o delle galline infilzate sui cancelli della scuola, qualcuno pare stia esercitando un nuovo metodo: il discredito.

Attraverso questa ignobile forma di violenza, si sta forse tentando di ottenere quell’isolamento che in passato aveva portato il preside ad un esilio professionale nella vicina Mazara del Vallo, durato circa dieci anni.

Vent’anni fa i condomini del suo palazzo avevano preteso che il prospetto deturpato dalle fiamme della sua macchina incendiata, venisse ripristinato a sue spese, mentre vicino l’utilitaria della moglie era difficile trovare altre auto in sosta.

Oggi, gli attestati di stima e di solidarietà si moltiplicano, ma non sono sufficienti. Si dice che “non lo lasceremo solo”, ma spesso il proposito non è accompagnato da comportamenti concreti. Parlare di mafia e di antimafia agli studenti, in una città come Castelvetrano, non dovrebbe essere la scelta isolata di un solo preside. Se è vero che, culturalmente, si sono fatti dei passi avanti rispetto al passato, l’appellativo di “preside antimafia” non dovrebbe identificare una sola persona.

Se è vero che rispetto a prima, c’è una maggior apertura su temi che un tempo erano tabù, diventa davvero meschino da parte di alcuni educatori giustificare la propria inazione con la prudenza nei confronti della sicurezza dei ragazzi.

Forse la vera solidarietà comincia proprio dall’impegno che si può mettere svolgendo il proprio lavoro.

Quanta vernice e quanti muri ci vorrebbero se gli incontri per parlare di mafia si moltiplicassero in tutte le scuole della città?

Siamo sicuri che il potere del discredito, o delle mezze frasi allusive sussurrate in dialetto, avrebbe la meglio se anche il giornalismo locale facesse informazione, senza lasciare che siano i cronisti delle altre città a scrivere le notizie di mafia che ci riguardano?

Cosa succederebbe se il ruolo della società civile cominciasse ad essere finalmente determinante, senza dipendere dai soliti mal di pancia di chi vorrebbe delegare alla sola magistratura una lotta alla mafia che, al di là delle sentenze, è primariamente culturale?

Il punto non è quindi quello di condividere necessariamente le simpatie politiche del preside Fiordaliso, o accettare acriticamente qualsiasi sua scelta. Ma semplicemente credere fino in fondo nel ruolo che ciascuno ha, che sia sindaco o consigliere comunale, giornalista o imprenditore, insegnante o commerciante, artista, prete…

E allora forse è bene che i bambini stiano attenti ai veri orchi che, con colpevole indifferenza e strisciante opportunismo, non hanno ancora scelto da che parte stare.

Egidio Morici
www.500firme.it
e.morici@alice.it