bacino tonnarellaIn seguito all’interrogazione, con risposta scritta, dell’europarlamentare Andrea Zanoni (trevigiano), sullo stato di degrado del Pantano Leone di Campobello di Mazara (ZPS e Zona Ramsar), delle Sciare di Mazara del Vallo (SIC e ZPS) e dell’omessa proposizione della “Lagunadi Tonnarella” di Mazara del Vallo, per l’inclusione nella Rete Natura 2000, qualcuno ha continuato a sollevare dubbi sulla valenza ecologica di questo tratto di mare chiuso, compreso tra la nota spiaggia di Tonnarella e la foce (adibita a porto) del fiume Mazzaro.

In verità, in una nota del mese di novembre 2011, l’ISPRA (Istituto Superiore per la Ricerca Ambientale, alle dipendenze del Ministero dell’Ambiente) ha dato, al Comune di Mazara del Vallo, ampi ragguagli circa l’importanza della zona umida ai fini della conservazione naturale. Ciò nonostante, lo stesso Comune ha ritenuto opportuno stoccare i fanghi della pulizia (2012) dei fondali del porto, sulla sponda occidentale del bacino idrico. Un’offesa arrecata non solo all’ecosistema lacustre, ma a tutto il litorale di Tonnarella, se è vero, come è vero che in seguito all’abusivismo edilizio degli anni 70-80, in seguito all’erosione costiera, quasi al limite ovest del bacino idrico, resiste la spiaggia di Tonnarella che potrebbe, però, soccombere definitivamente all’eventuale ampliamento del porto, nella direzione ovest.

Il Mazzaro non è il Tamigi, nè Tonnarella è una spiaggia dell’Atlantico, non si comprende, pertanto, come mai il Comune di Mazara del Vallo (riconosciuto Capo fila dei Borghi marinari siciliani) si ostini a pensare di allargare il porto nella detta direzione. A pensare di cancellare un biotopo, come il bacino idrico di Tonnarella, che nei soborghi di Londra, od anche in altre Città d’Europoa sono creati a bella posta. Proprio a Londra, davanti alla foce del Tamigi, nell’area di Wallasea,come è riportato sulla rivista “Focus, novembre 2012, n.241”, stanno procedendo a ricavare la più grande riserva naturale costiera, realizzata dall’“uomo in Europa”.

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Il bacino idrico di Tonnarella, non è esteso, ma come ha stigmatizzato più di un competente (come il consulente ministeriale che ha progettato le zone ramsar del mazarese), è uno “scrigno di biodiversità” che può essere offerto al godimento di tutti, a cominciare dai turisti (dopo che hanno concluso la visita al museo del Satiro) che solo qua possono osservare e fotografare gli uccelli acquatici a distanza ravvicinata, mentre i cefali di tutte le taglie guizzano e saltano tra l’acqua. E’ assolutamente vero che il bacino idrico è stato accorpato all’area portuale mentre le Capitanerie di porto gestivano il Demanio marittimo, ma è altrettanto vero che il Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti, Comando delle Capitanerie di Porto, si è dichiarato incompetente in materia di salvaguardia ambientale (invitando a contattare il Ministero dell’Ambiente), nel momento in cui è stato informato dell’inconcruenza.

A Mazara del Vallo, invece, c’è chi sogna opere faraoniche, se non irrealizabili (non importa se in aree sensibili o meno) che, come ha detto il noto Avv. Alfonso Bonafede (mazarese, trapiantato in Toscana), andrebbero evitate, per condurre la “spesa pubblica” sul giusto binario e per garantire il “reddito di cittadinaza” a chi non può trovare lavoro.

Enzo Sciabica, naturalista

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