Gasparri che partecipa al premio Borsellino è come un cacciatore che partecipa alla conferenza del WWF.
Ma a Pescara, nella sala della Provincia, l’incontro dal titolo “domanda di giustizia, dovere di verità” è stato affidato al Pdl. Perché? Forse perché il Pdl è considerato l’attuale proprietario della sala? Può darsi, visto che il presidente della Provincia di Pescara è del Pdl (Guerino Testa) e i “saluti” prima dell’intervento di Gasparri sono di Fabrizio Rapposelli, vicepresidente della Provincia (Pdl) e di Lorenzo Sospiri, consigliere regionale del Pdl.

Certo, non sono in pochi a pensare che Gasparri possa essere l’ultima persona ad occuparsi di giustizia e verità sulla strage di via D’Amelio, ma oggi si rischia che questo argomento così delicato diventi come la sanità e l’istruzione, ovvero che qualunque politico se ne possa occupare attraverso il proprio approccio.
C’è solo un piccolo particolare: la strage è strettamente collegata con la trattativa tra mafia e Stato ed oggi stanno cominciando a saltar fuori un sacco di cose che potrebbero inchiodare alle proprie responsabilità tanti personaggi che ancora oggi siedono al potere.


Era evidente che Salvatore Borsellino e il Popolo delle Agende Rosse non potevano restare a guardare un Gasparri che da tempo demonizza la magistratura per tutelare gli interessi del proprio padrone, strumentalizzare il nome di Paolo Borsellino e parlare di “domanda di Giustizia” e “dovere di verità”.
Ecco perché gli hanno consegnato un foglio con dieci domande.
Ma il senatore, ancor prima di dare un’occhiata, dice alla ragazza che era riuscita a raggiungerlo: “Sono domande che io non leggerò. Salvatore Borsellino era disistimato dal fratello, lei è giovane e non lo sa”.
Alle domande scomode di Repubblica, Berlusconi aveva reagito con una querela, ma Gasparri si è cimentato in una reazione ancora più creativa: screditare l’autore delle domande. E visto che l’autore è il fratello di Paolo Borsellino, l’arguto senatore l’ha sparata grossa, lasciando anche intendere che la cosa è fin troppo nota da anni e che i meno giovani se la ricorderanno sicuramente.
Ovviamente Salvatore Borsellino lo ha querelato.

Ma cosa è successo a Gasparri?
Pervaso da un alto slancio etico e da una morale incorruttibile, non se l’è sentita di leggere qualcosa scritta da un disistimato dal fratello?
Si è subito reso conto che a farlo avrebbe offeso la memoria del giudice ucciso in via D’Amelio?
Se avesse letto le domande, sarebbe incorso in un comportamento così corrotto da non passare inosservato al capo del Pdl, noto per il rigore e la prudenza nelle sue frequentazioni in pubblico e in privato?
Un giorno avrebbero potuto rinfacciarglielo e la cosa non sarebbe certo piaciuta a Dell’Utri, altro francescano della politica, missionario del bene, fondatore di Forza Italia insieme a Berlusconi, condannato a 9 anni per concorso esterno in associazione di tipo mafioso.

Gasparri ha individuato tra i morti chi disistimava Salvatore Borsellino.
Ci sarebbe da chiedersi quanti, tra i vivi, disistimano Gasparri.
Anche lui legittimamente eletto?
Si, ma non dal popolo delle Agende Rosse.

Egidio Morici
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