A Casal di Principe fanno un’ottima mozzarella di bufala che viene esportata anche all’estero, ma si fa ancora fatica ad immaginare i casalesi come esperti produttori caseari.

Allo stesso modo, è difficile identificare Castelvetrano con l’olio della Nocellara del Belice, soprattutto quando il relativo mercato (e non solo quello) viene controllato dalla mafia. È in questo contesto che si inserisce la querelle tra il sindaco Pompeo e il giornalista Rino Giacalone del quotidiano La Sicilia.

Tutto comincia da un furgone in giro per Castelvetrano con una scritta di dubbio gusto accompagnata da un teschio: “cu voli mali a Mattè avi la morti d’arrè” (chi vuole male a Matteo ha la morte dietro).

Il giornalista, visto il contesto e i precedenti, riporta la notizia ipotizzando un chiaro riferimento a Matteo Messina Denaro, senza dubbio “idolatrato” dai suoi sodali (come riportano gli stessi inquirenti, in base alle intercettazioni).

“La frase sul furgone – aveva scritto Giacalone su La Sicilia dell’11 aprile scorso – potrebbe essere un segnale mandato in giro, Messina Denaro non si tocca”. Poi aveva ricordato altri due episodi con lo stesso comune denominatore, avvenuti sempre a Castelvetrano: la comparsa, in coincidenza con il compleanno del boss, di un’immagine raffigurante Matteo Messina Denaro a deturpare uno dei murales disegnati dai ragazzi di Libera e l’aggressione al giovane attivista di Rifondazione Comunista da parte di coetanei con addosso magliette dedicate al padrino.
Qualche giorno dopo, sullo stesso quotidiano e con lo stesso spazio, il giornalista scrive dell’identificazione del responsabile della scritta sul furgone da parte della Polizia. Anche lui si chiama Matteo e alle forze dell’ordine ha spiegato che l’aveva fatta come una “forma pubblicitaria” per la sua attività di ambulante. Insomma, una goliardata discutibile ma senza effettivi collegamenti con il capo mafia castelvetranese.
Il 19 aprile però il Sindaco Pompeo, con uno strano comunicato stampa, si lamenta per la demonizzazione della città e dei suoi abitanti da parte dei giornalisti, definendo la notizia della scritta sul furgone una bufala di cui non ha “trovato analoga rilevanza né adeguati spazi sulla stampa”.

“Non credo che siano farina del suo sacco le dichiarazioni rese alla stampa – scrive Giacalone in risposta alle parole di Pompeo – C’è una cosa che gli fa onore: il fatto che quando questa mattina l’ho chiamato al telefono per esternargli le mie ragioni e fargli notare la sua informazione parziale sui fatti (non sapeva del secondo articolo che era uscito) ha rivendicato a se ogni responsabilità. A differenza di chi lancia la pietra e nasconde la mano. Il colloquio telefonico non ha mutato granché delle sue convinzioni sull’episodio, ma ha dovuto prendere atto che sull’accaduto esiste un secondo articolo che non è una smentita al precedente, ma aggiorna la cronaca dei fatti come era giusto fare, e dunque non c’è una stampa che scrive a convenienza”.

Pompeo si affretta allora a precisare che il suo intervento voleva solo essere lo sfogo di un cittadino che, in qualità di Sindaco, rappresenta tutti coloro che sono stufi di essere ricordati come la città della mafia e di Messina Denaro.
Ma la responsabilità di questa nomea non può certo essere attribuita ai giornalisti, senza tener conto né del dovere di cronaca, né delle inchieste della magistratura che delineano un territorio ancora fortemente condizionato dalla mafia.

Forse chiarisce meglio questo concetto lo stesso Rino Giacalone:“Quando scrivo dell’esistenza di un sistema che in questa provincia mette insieme, mafia, politica, impresa, economia, un sistema illegale che ha quasi assunto parvenza di legalità, ovvio che mi riferisco ai soli protagonisti di questo sistema, e che la maggior parte dei cittadini sono semmai delle vittime, magari non lo danno a vedere, non per complicità, ma non c’è alcuna voglia di fare generalizzazioni”.

Indubbiamente a Castelvetrano servirebbe una realtà diversa, piuttosto che raccontare in modo diverso la realtà. Magari un giorno potrà essere conosciuta per la bontà del proprio olio (e Casal di Principe per la dolcezza delle sue mozzarelle), ma bisogna sempre tenere presente che ai giornalisti non si può chiedere di promuovere il territorio. Per quello ci sono i cataloghi.

Egidio Morici
per L’isola, quindicinale di informazione della provincia di Trapani