Il simbolo di una marineria al collasso è la faccia di Ernesto Piero Favara, 61 anni, pescatore di Selinunte, una vita trascorsa in mare e ora costretto a restare fermo, complice anche gli acciacchi di salute. La sua motonave “Manuele I” è tirata a secco e la guarda ogni mattina con la speranza di poterla rimettere a mare. Ernesto Piero Favara fa parte di quella manciata di pescatori di Selinunte che stamattina sono stati protagonisti del sit-in all’ingresso della borgata per le condizioni in cui versa il porto: posidonia e sabbia lo hanno intasato al punto tale che alcune barche sono rimaste ingabbiate mentre altre sono state, fortunatamente, tirate fuori prima che tutto si bloccasse. «Ricordo che negli anni 70, col pullman andammo in Assessorato a Palermo per protestare e chiedere un porto per Selinunte – racconta Ernesto Favara – oggi siamo ancora qui per chiedere un porto degno di questo nome». Corsi e ricorsi di una storia lunga, quale è quella del porto di Marinella di Selinunte. Una marineria decimata nei numeri ma che tiene ancora salda la tradizione, almeno quella della pesca delle sarde. «Quando nel 2013 ero presidente della cooperativa “Selinunte pesca” contavano 42 barche, oggi sono poco più di 20», ammette Giovanni Salvo che ogni giorno bandisce l’asta del pesce.

In questi giorni si è continuato a vendere il pesce al mercato del porto. I pescatori che riescono a farcela escono coi battelli e vanno a seppie, altri, invece, hanno scelto di trasferire le proprie barche al porto di Porto Palo. Così ogni mattina si spostano da Selinunte a Menfi per così andare a pescare. Stamattina a Marinella di Selinunte la voce dei pescatori è stata affidata agli striscioni sotto gli occhi di carabinieri, polizia, guardia di finanza e polizia municipale. «È una situazione che non potrà più andare avanti così – ammette Ernesto Piero Favara – quello che chiediamo sono le condizioni essenziali per poter andare a lavorare». Il Comune avrebbe voluto fare qualcosa, ma quando il preventivo per togliere la posidonia è diventato 50 mila euro, dagli uffici e la stessa Amministrazione comunale si sono arresi.

La speranza è affidata al tavolo che ha convocato il prefetto di Trapani Daniela Lupo oggi alle ore 11. Per i pescatori di Selinunte andrà il presidente della cooperativa “Marinella pesca” Carlo Barraco. Le richieste della marineria sono chiare: posidonia da portare via, togliere la sabbia dal porto e avviare progettazione e lavori per una nuova infrastruttura. Soltanto dopo l’esito della riunione i marinai decideranno se proseguire la protesta o meno. Anche bloccando gli ingressi alla borgata marinara.

Ernesto Piero Favara.

Giovanni Salvo.

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