I ricordi di quelle mani dalle quali nascevano i costumi di scena del festival delle Orestiadi oggi sono impastati con le lacrime. Perché Maria Capo, storica sarta del festival teatrale a Gibellina, è scomparsa all’età di 63 anni. Per chi l’ha conosciuta, apprezzandone doti umane e professionali, il ricordo del suo “donare” per la città è vivo. Per molti anni è stata tra i maestri artigiani che hanno condiviso e alimentato l’utopia culturale voluta da Ludovico Corrao. A lei si deve la realizzazione di numerosi costumi di spettacoli andati in scena tra gli anni Ottanta e Novanta, da “La Passione di Cleopatra” con i costumi di Gianni Versace a “La sposa di Messina”, lavori in cui la sua perizia sartoriale si è intrecciata con la visione teatrale delle Orestiadi. Tra le esperienze più significative che hanno visto dialogare arte e sartoria, merita una menzione particolare il progetto dei “Prisenti”: un lavoro corale realizzato insieme alle altre sarte e ricamatrici di Gibellina, che ha dato forma tessile ai disegni in chiave contemporanea di artisti di assoluto rilievo come Alighiero Boetti, Carla Accardi, Giulio Turcato e Isabella Ducrot.
«È stata una donna gentile e profondamente amata – è il ricordo degli amici e degli operatori della Fondazione Orestiadi – ha rappresentato per tutti un esempio di coraggio e dignità, anche nei momenti più duri, quando una malattia incurabile ha preso il sopravvento fino a strapparla all’affetto dei suoi cari».

Maria Capo con le sorelle Antonella e Francesca Corrao.

Maria Capo insieme al sindaco di Gibellina Salvatore Sutera.









