Ripartire dall’ascolto, «soprattutto dei giovani che hanno idee, progetti e che, spesso, non vengono ascoltati». Salvatore Di Benedetto, 57 anni, da settembre alla guida del gruppo territoriale del Movimento 5 Stelle di Castelvetrano, traccia la linea di quello che vuole essere il movimento in questo momento storico di Castelvetrano. Dopo la batosta elettorale alle scorse amministrative con la bocciatura dell’uscente sindaco Enzo Alfano ricandidato, il M5S è pronto a rifare la sua parte nella politica locale.
Signor Di Benedetto, iniziamo da casa vostra. Cosa è cambiato nel M5S dall’ultima sconfitta?
«Il movimento ha condiviso la giusta aspirazione che aveva il sindaco uscente di ricandidarsi, ma il risultato delle urne non l’ha premiato. Errori? Anche Alfano, in diversi momenti, ha dichiarato di averli fatti e questa sua ammissione lo fa un uomo intellettualmente corretto. Mettiamo però in conto che Alfano si è mosso dentro un dissesto finanziario e negli anni del Covid. A paragone con le condizioni di oggi, ciò che ha fatto Alfano non può mettersi a confronto con ciò che sta facendo il sindaco Giovanni Lentini. Evidentemente non siamo stati bravi a comunicare cosa che Alfano ha fatto. Oggi siamo pronti nuovamente a fare la nostra parte, ossia ripartendo dall’ascolto dei cittadini».
Come?
«Innanzitutto dando la possibilità di inviarci segnalazioni, idee, progetti. Abbiamo messo a disposizione un form (https://forms.gle/nigsGLPzBEcfRnRK6) che si può compilare ma pensiamo pure a iniziative di piazza dove possiamo incontrare i cittadini».
Come considera l’attuale Amministrazione e il consiglio comunale?
«Un uomo solo al comando, il consiglio comunale che manca di trasparenza, con alcune cose che trapelano, soprattutto le beghe di maggioranza. Ma va evidenziato che non si ascoltano i cittadini. Poi alcune cose sono state imbarazzanti, come, ad esempio, la DC di Cuffaro che sostiene questa Amministrazione, ancora tutt’ora che il loro leader è implicato in una vicenda giudiziaria».
Guardando allo sviluppo della città, quale è la sua analisi?
«Siamo fermi al palo da vent’anni, c’è stata una involuzione e il nostro territorio non attrae. Chi ha pensato a un piano programmatico? Ossia, oltre la gestione ordinaria è mancata una visione di lungo termine che oggi non ci fa guardare lontano. Nessuno individua priorità di sviluppo».
Secondo la sua visione, insomma, Castelvetrano ha attraversato decenni bui. Lei, invece, cosa pensa che si possa fare?
«Io ho un libriccino dove ho scritto le mie idee per la città. Tra le cose scritte c’è, ad esempio, un’idea per Triscina pensando, tra gli spazi creati dalle demolizioni, di creare un lungomare. Come trovare le risorse finanziarie? Trovando anche partners privati disponibili a investire su progetti che siano sostenibili. La politica deve realizzare e impegnarsi per le generazioni attuali e future».
Lei pensa in grande ma poi i problemi spiccioli dei cittadini sono anche quelli di non poter registrare il proprio figlio all’anagrafe nazionale perché il sistema digitale funziona male…
«Bisogna lavorare su più livelli. Il primo è di garantire servizi efficienti, il secondo è quello di programmare. Da qualche giorno ho appreso che il Comune ha assunto un informatico, se farà bene come M5S siamo felici. Ma è giusto chiederci: il personale comunale è formato abbastanza per attuare la transizione digitale che si vuole?».

Salvatore Di Benedetto (a destra) con Patrick Cirrincione.










Castelvetrano ferma da venti anni?. Ma per cinque di questi venti hanno amministrato i cinque stelle con maggioranza “bulgara” in consiglio comunale…