Momenti di forte tensione in una scuola media di Marsala, dove un’alunna di terza media avrebbe minacciato una compagna con un coltello. L’episodio si è verificato all’interno dell’istituto “Pipitone” e solo il tempestivo intervento di alcuni insegnanti e studenti avrebbe consentito di bloccare e disarmare la ragazza. Subito dopo l’accaduto la scuola ha contattato i Carabinieri e informato le famiglie delle due studentesse coinvolte. Dell’episodio è stata interessata anche la Procura.
A confermarlo è stata la dirigente scolastica Mariella Parrinello, che ha evidenziato la necessità di affrontare situazioni di questo tipo andando oltre il solo aspetto disciplinare. Un provvedimento nei confronti dell’alunna sarà adottato, ma, secondo la dirigente, problemi così delicati «non si risolvono con la sospensione dalle lezioni».
«Questi ragazzi vanno aiutati», ha sottolineato Parrinello. Alcuni docenti avrebbero inoltre riferito che la studentessa protagonista del gesto non aveva mai manifestato in precedenza comportamenti di questo genere. Resta adesso da ricostruire con precisione quanto accaduto e comprendere cosa abbia determinato il gesto. Sulla vicenda sono intervenuti anche Giuseppe D’Aprile, segretario generale della UIL Scuola, Fulvio Marino, segretario generale della UIL Scuola Trapani, e Tommaso Macaddino, segretario generale UIL Trapani.
«Quello che è accaduto alla “Pipitone” di Marsala è un fatto molto grave che scuote profondamente il mondo della scuola e l’intera comunità – affermano –. Non possiamo accettare o normalizzare l’idea che una studentessa possa entrare in classe portando con sé un’arma. La scuola deve rimanere un luogo sicuro, uno spazio di crescita, rispetto e tutela per tutti gli studenti e per il personale».
Per i rappresentanti sindacali, tuttavia, la risposta non può limitarsi alla condanna del gesto. Occorre interrogarsi sulle situazioni di disagio che possono interessare gli adolescenti e fornire alle scuole strumenti adeguati per riconoscerle e affrontarle.
«Dietro gesti così estremi, improvvisi e lontani dai comportamenti abituali – proseguono – si cela quasi sempre un malessere generazionale profondo. È il sintomo di una fragilità emotiva e relazionale complessa, acuita da contesti sociali difficili, che spesso la scuola si trova a fronteggiare in prima linea, talvolta con risorse umane e di supporto psicologico insufficienti».
Da qui l’appello a rafforzare la collaborazione tra scuola e famiglie e a rendere più strutturale la presenza di servizi di supporto psicologico negli istituti. «Dobbiamo tornare a essere capaci di intercettare il disagio prima che si trasformi in violenza – concludono – offrendo ai nostri giovani ascolto, punti di riferimento solidi e la certezza che le istituzioni ci sono per tendere loro una mano, non solo per punirli».












