«Non mi farebbe mai del male, lo conosco da sempre…». Ed è proprio in quel condizionale che la violenza si fa spazio, una violenza di genere che sta distruggendo la donna, rendendola vittima in tutti i modi possibili. Decine, centinaia, migliaia di donne vittime di una rabbia spesso celata in un’apparente normalità. Da qui parte il progetto “Anche tu puoi essere felice” promosso dall’associazione “Alleati con Te”, la cui presidente è Catia Acquesta, giornalista, autrice e scrittrice. Sabato 25 ottobre (ore 18) nella parrocchia Santa Lucia di Castelvetrano verrà aperto uno sportello di ascolto per la tutela delle vittime di violenza. Poco prima, alle ore 16, davanti la parrocchia Maria Ss. Annunziata (Badia) verrà inaugurata una panchina rossa in ricordo di Mary Bonanno, ultima vittima di femminicidio a Castelvetrano. Il pomeriggio si riempirà tra musica, monologhi e talk.

Presidente Acquesta, perché questo sportello aperto nella parrocchia Santa Lucia di Castelvetrano?

«Nasce come un grido alla prevenzione, per la lotta contro il femminicidio».

Perché proprio in parrocchia?

«Perché nessuna donna verrà mai giudicata da una mente perversa se decide di andare a pregare, quel luogo sacro è l’opportunità di essere casa, accoglienza e ascolto, luogo in cui raccogliere testimonianze e farlo nell’assoluto anonimato, ricercando le problematiche e accompagnando la donna a raggiungere una giusta soluzione, insieme a coloro che di lei si stanno prendendo cura. È la concretizzazione di un luogo in cui oltre all’aiuto immediato, si fornisce supporto non solo psicologico».

Come inizia la sua esperienza in questo campo?

«La mia esperienza, ormai ventennale, nasce dalla mia triste esperienza personale che mi ha permesso, in un primo momento, di reagire per supportare chi veniva in contatto con me, viveva le mie stesse situazioni e così facendo indirettamente ho aiutato anche me stessa. Un percorso faticoso e doloroso che però mi ha portato a creare bellezza intorno e nei luoghi dove la violenza regna come normalità.
Negli anni ho fondato poi “Alleati con Te” Associazione per le tutela delle vittime di violenza, dove portiamo avanti diversi progetti.
Una strada che mi ha permesso di salvare vite. Il nostro obiettivo infatti è questo. Fare prevenzione e aiutare chi sta in una situazione di pericolo.

Lei, in uno dei suoi primi libri parla di un decalogo salvavita…

«Dieci regole per non finire uccisa. A primo impatto sembrerebbero avvertimenti banali e scontati ma, invece, sono di una profondità, che col senno di poi, scavano nell’intimo per scrollare il torpore di una situazione troppo scontata. Molto spesso cercare di disinnescare una situazione che non si presenta sotto controllo, valutando comunque la presenza di campanelli d’allarme, è la chiave per aiutare a guadagnare del tempo e salvarsi la vita».

Secondo lei, quanto è stato fatto in questi anni sul terreno della violenza di genere?

«Molto, ma poco se proviamo a osservare la fiducia che la vittima riserva fino all’ultimo al suo carnefice, sottovalutando, giustificando e a volte avendo la presunzione di saper affrontare quell’uomo che pensiamo di conoscere e che invece ci ha già uccise».

 

 

 

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