Se nella nuova rete ospedaliera (al momento in vigore) il “Vittorio Emanuele II” di Castelvetrano è stato, di fatto, declassato, il nosocomio per l’intera Valle del Belìce rimane punto di riferimento. Innanzitutto per l’area d’emergenza (con a fianco la Rianimazione) e poi per altre branche specialistiche come Oncologia, Ematologia, Chirurgia, Medicina, Cardiologia (con Utic ed Emodinamica). In questi anni il comitato “Orgoglio castelvetranese” si è intestato la battaglia per “salvare” il “Vittorio Emanuele II” ma la politica è andata avanti dritta per la sua strada riducendo Unità complesse a semplici e, in altri casi, trasferendo Unità in altri nosocomi. Ma è davvero questa la sorte che spetta a quest’ospedale che, dal punto di vista strutturale, nonostante i suoi 40 anni, mostra ancora i muscoli? «Chi decide dovrebbe attenersi alle reali esigenze dl cura del territorio – spiega il medico Alberto Allotta, delegato dei medici della FP-Cgil – c’è bisogno di una politica vera dei posti letto come priorità, piuttosto che guardare alle manovre per primariati».

Non togliere ma implementare ciò che c’è. La pensa così il medico Allotta guardando al futuro dell’ospedale di Castelvetrano, poco attrattivo per giovani medici che, appena possono, vanno via verso strutture più grosse. «Dire che mancano camici bianchi è una bufala – spiega il delegato dei medici della Fp-Cgil – perché è tutta una questione di volontà. Affinché una struttura sia attrattiva è necessario lavorare sulla qualità degli ambienti di lavoro, impegnarsi senza stress, avendo la possibilità della formazione e del confronto. Certo, se siamo costretti oltre i nostri turni in reparto anche a coprire ulteriori turni in area d’emergenza, ecco che la qualità di lavoro rischia di diventare scadente».

Eppure l’ospedale di Castelvetrano conta ambiti specialistici di punta per la provincia: l’Ematologia (diretta da Enzo Leone), la Chirurgia generale (diretta da Antonio Tavormina) inserita nella rete dei centri specialistici per l’attuazione del Percorso diagnostico terapeutico per il trattamento del tumore del colon-retto nella Regione siciliana, la Medicina (diretta da Carlo Cottone) con 20 posti letto anche di lungodegenza dove, nel loro piccolo, si sono fatti anche percorsi di ricerca. «La necessità è quella di riconquistare fiducia con l’utenza – commenta Alberto Allotta – perché abbiamo perso terreno negli anni. E questo si fa solamente se i medici continuano a praticare la loro professione con responsabilità, passione e impegno, evitando di strizzare l’occhio alla politica. Gli utenti di questo se ne accorgono e così perdono fiducia verso la categoria, a scapito di tutti i camici bianchi…».

L’ospedale di Castelvetrano e il medico Alberto Allotta.

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