efebo selinunte

Dopo 133 anni, l’Efebo, la statuetta in bronzo alta 85 centimetri, dalla fattura mediocre ma al contempo preziosissima, databile tra il 480 e il 460 a. C e ritrovata nel 1882 in contrada Galera, a Selinunte, l’anno prossimo, nell’ambito delle iniziative inserite nell’Expo’ 2015, non soltanto tornerà nella borgata marinara, all’interno di locali del parco archeologico dove sarà esposto ai turisti, ma cambierà anche nome. Sarà Dioniso Íakchos.

A scoprire la reale identità de «lu pupu», come viene comunemente appellato l’Efebo, è stato l’iconologo e storico dell’arte Giuseppe Camporeale, il quale, tra l’altro, ha contribuito alla identificazione, datazione e attribuzione a Prassitele del Satiro danzante di Mazara e alla ricostruzione della storia e della civiltà degli Elimi.

Una complessa indagine iconografica – dice Camporeale – svolta con rigoroso metodo analitico, d’impianto interdisciplinare e sulla base di un vasto apparato documentario mi ha condotto all’identificazione di Íakchos.

Lo studio sarà illustrato nel catalogo della mostra intitolato “Íakchos, il divino fanciullo di selinunte”, che sarà realizzato per l’occasione dell’evento che il Comune di Castelvetrano proporrà ai 20 milioni di visitatori attesi in Italia per l’Expo’ di Milano il cui amministratore delegato, Giuseppe Sala, ha approvato, concedendovi il patrocinio, il progetto dell’amministrazione castelvetranese intitolato “selinunte accende lo spirito dell’arte greca in Sicilia percorrendo la via dei mulini e la regia trazzera” che porterà la statuetta di Dioniso a essere esposta al parco archeologico di selinunte dall’1 maggio al 31 ottobre 2015

efebo museo castelvetrano

Il progetto del Comune è stato ideato da Emerico Amari, consulente a titolo gratuito del sindaco Felice Errante. Alla identificazione dell’Efebo in Dioniso Camporeale è giunto nel corso di uno studio intrapreso nel 1976 a Parigi e che ha rivelato il legame religioso tra la pianta del selino, che è una varietà di sedano selvatico e il dio Dioniso, che per lo storico «costituisce la vera motivazione del nome dato alla colonia greca e al suo fiume occidentale».

I principali segni che per Camporeale consentono il riconoscimento di Dioniso «sono dati dalla nudità, dalla giovinezza e dall’acconciatura dei capelli lisci e intonsi, raccolti in una crocchia annodata sulla nuca da un Krobylos serpentiforme, che, secondo un mito ritrovato in Euripide, in Virgilio e in Tibullo, costituisce un attributo essenziale del dio al quale ho scoperto che è dedicato il tempio G, finora attribuito a Zeus o ad Apollo».

Margherita Leggio
per La Sicilia