I danneggiamenti subiti dalla Fondazione Sgarbi a Salemi confermano quanto ancora sia lungo e difficile il percorso che dovrà portarci ad una società libera e rispettosa delle idee e delle iniziative altrui.

Esprimo la mia solidarietà personale e politica alla Fondazione. La violenza e gli atti intimidatori devono essere combattuti con la forza delle idee, l’autorevolezza delle regole e l’impegno politico.

Invito la Fondazione Sgarbi ad andare avanti nella sua azione culturale. Fermarsi oggi, dopo le intimidazioni subite, avrebbe il sapore di una sconfitta, non soltanto della stessa Fondazione ma di tutti i salemitani ed i trapanesi onesti. La risposta deve invece essere quella di una rinnovata volontà di presenza sul territorio perché è una battaglia di civiltà.

Si può anche non essere d’accordo con le iniziative della Fondazione ma il suo diritto di esprimersi è sacrosanto ed inviolabile, così come il sacrosanto diritto di ognuno di noi d’esprimere le proprie opinioni. L’Mpa trapanese si schiera dalla parte della libertà e dell’autonomia contro ogni forma di sopruso e di atto intimidatorio che intende bloccare i processi culturali e politici in atto sul nostro territorio.

On. Vito Li Causi

comunicato stampa

Fondazione Sgarbi: danneggiata la sede siciliana di Salemi

Vasi distrutti, il cancello d’ingresso divelto, forzate le porte degli uffici, danneggiate suppellettili e infine escrementi sulle scrivanie e su alcune opere d’arte custodite nel cortile. E’ questo il bilancio dell’azione balorda di anonimi ai danni della sede siciliana della Fondazione Sgarbi a Salemi, in provincia di Trapani. Si tratta dei locali dell’ex canonica della Chiesa Madre, in Piazza Alicia, nel centro storico della città, che il Comune di Salemi, tramite apposita convenzione, aveva dato in affitto nei mesi scorsi all’istituzione culturale che porta il nome del critico d’arte ed ex sindaco della città Vittorio Sgarbi.

Sulla vicenda il Presidente della Fondazione Sgarbi, Antonella Favuzza, dichiara: «Io non so quale sia la matrice di questo gesto. Rilevo però che dalla violenza verbale si è passati ai fatti. Non possiamo ignorare che nei mesi scorsi alcuni ragazzi della Fondazione sono stati aggrediti verbalmente, anche da soggetti che allora ricoprivano cariche istituzionali, offesi ripetutamente, colpevoli di essere “stranieri” e invitati a tornarsene nei loro paesi.

Valuteremo – conclude la Favuzza – se vale davvero la pena continuare
a investire tempo e risorse in un contesto in cui si accettano passivamente queste che io giudico ritorsioni, e nessuno, dai partiti politici alle associazioni culturali locali, sente la necessità e il dovere civico, di condannare queste azioni di violenza»