“La mafia ha messo le bombe, però qualcuno l’ha aiutata e noi siamo sempre preoccupati che chi è rimasto nell’ombra, possa di nuovo agire o comunque prendere esempio dalle vicende di 30 anni fa per tentare di inquinare la vita democratica del nostro Paese”. Lo ha detto negli scorsi giorni a Firenze Daniele Gabbrielli, vicepresidente dell’associazione vittime della strage dei Georgofili a margine dell’evento Unaezeroquattro organizzato dalla Regione Toscana in occasione del 32/o anniversario dell’attentato avvenuto la notte del 27 maggio 1993.
“Noi stiamo lavorando tantissimo sulle scuole – ha aggiunto – Ci rendiamo anche conto che più il tempo passa, più è fondamentale questo aspetto. Però non può essere semplicemente un ricordo, deve essere anche legato al discorso che non c’è memoria senza verità. E quindi ricordiamoci che nonostante i 32 anni, la vicenda dei Georgofili è ancora in parte aperta”.
Per lo scoppio dell’autobomba di Cosa Nostra in Via dei Georgofili persero la vita Fabrizio Nencioni, la moglie Angela Fiume, le bimbe loro figlie Caterina e Nadia, lo studente Dario Capolicchio. Nel luglio del 2016 a Castelvetrano è stato inaugurato uno spazio giochi intitolato alle due bambine che hanno perso la vita in questo terribile attentato terroristico. I responsabili della stagione stragistica del ’92-93 sono stati definitivamente condannati quali mandanti ed esecutori. La corte d’assise di Firenze ha condannato Toto’ Riina, Bernardo Provenzano, Leoluca Bagarella, i fratelli Graviano e Matteo Messina Denaro.















