Una calda platea di studenti del Liceo Classico “G.Pantaleo” ha accolto la visita del giornalista Umberto Lucentini e dalla testimone di giustizia Piera Aiello, per la presentazione del libro che racconta la storia e la collaborazione con Paolo Borsellino.

Lo stesso giornalista racconta su CastelvetranoSelinunte.it:

E’ stato bello che ogni studente abbia dato la sua chiave di lettura del libro. Un modo che testimonia come queste ragazzi e questi ragazzi sono diventati, di fatto, “portavoce” della storia di Piera.

Una storia che va al di là dell’aspetto giudiziario della parole di Piera e di Rita: la vera “rivoluzione” compiuta da queste due donne sta nel loro esempio. Ribellarsi al silenzio che spesso avvolge vedove di mafia, figli di mafiosi, è appunto… una rivoluzione.

per ovvi motivi di sicurezza non era possibile scattare fotografie a Piera Aiello.

Alcune immagini della giornata

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Da Wikipedia

Piera Aiello (Partanna, 2 luglio 1967) è una testimone di giustizia italiana.
Piera Aiello sposa nel 1985 Nicolò Atria, figlio del boss mafioso Vito Atria. Nove giorni dopo il matrimonio viene ucciso il suocero. Il 24 giugno 1991, nel ristorante di Piera Aiello e in sua presenza verrà ucciso il marito.

A seguito di questi eventi deciderà di divenire testimone di giustizia iniziando a collaborare, unitamente alla cognata Rita Atria con il giudice Paolo Borsellino.

Il 25 luglio 2008 viene nominata presidente dell’associazione antimafie “Rita Atria”.

Il 24 ottobre 2012 presenta il suo libro “Maledetta Mafia” (Edizioni San Paolo) scritto a quattro mani con Umberto Lucentini, giornalista e biografo di Paolo Borsellino.

Prefazione libro “Meledetta Mafia”

maledetta mafiaPartanna. Piera Aiello ha solo 18 anni quando sposa Nicolò. Nove giorni dopo il matrimonio il suocero, Vito Atria, un piccolo mafioso locale, viene assassinato. Nel 1991 la stessa sorte tocca a Nicolò, sotto gli occhi impotenti di Piera. Dopo quell’omicidio in Piera scatta qualcosa: “vedova di un mafioso, vestita a lutto come impongono le regole della mia terra, con una bimba di tre anni da crescere e una rabbia immensa nel cuore. In quel momento il destino ha messo un bivio lungo il mio percorso: dovevo scegliere quale futuro dare a mia figlia Vita Maria”.

Il momento di svolta è l’incontro con un uomo che una mattina, scrive Piera: “mi ha preso sottobraccio e mi ha piazzato davanti ad uno specchio, eravamo in una caserma dei Carabinieri”. Quell’uomo è Paolo Borsellino. “Da quando lo ‘zio Paolo’ mi ha piazzato davanti a quello specchio e mi ha ricordato chi ero, da dove venivo e dove sarei dovuta andare, sono diventata una testimone di giustizia. Io non ho mai commesso reati, né sono mai stata complice dei crimini di mio marito e dei suoi amici, gli stessi che poi ho accusato nelle aule dei tribunali e nelle corti d’assise. Quel che è certo è che la mia storia, la mia vita, è stata rivoluzionata dalla morte”, compresa la morte di Rita Atria, sua cognata, che a 17 anni decide di ribellarsi al sistema mafioso, ma dopo l’assassinio di Borsellino non riesce a reggere al dolore e si toglie la vita. Nonostante tutto Piera continua ad andare avanti…