La paura di Salvatore Alcide è poi quella di moltissime altre persone: I riflettori e gli sforzi massimi sono puntati sull’affrontare il Covid-19 e passano in secondo piano i malati oncologici e i tantissimi pazienti che hanno bisogno di cure per altre patologie. Salvatore Alcide, 53 anni, è di Castelvetrano e 10 giorni fa è stato sottoposto al trapianto del fegato: «la speranza di vivere una nuova vita, che sicuramente prenderà una svolta diversa da quella che prima di questo momento vivevo», spiega.

La sua storia è quella di chi ce l’ha fatta, seppur percorrendo un lungo percorso in salita: la diagnosi del tumore un anno e mezzo fa: «Da quel momento cominciai a vedere le cose sotto una prospettiva differente». Il sostegno della famiglia, degli amici, dei medici dell’Ismett, ma la malattia ha continuato il suo corso, «invadendo anche i vasi sanguigni, ecco perché mi diedero pochi mesi di vita e la non speranza di un trapianto».

La lotta di Salvatore Alcide contro la “bestia” è però continuata. Dall’Ismett è finito all’ospedale “Cervello” di Palermo per una cura innovativa: la radioembolizzazione (TARE), una iniezione di sostanze radioattive all’interno del tumore tramite l’arteria della gamba. Ed è lì che ha conosciuto il team del Servizio di Oncologia epatica del reparto di Medicina: Roberto Virdone , Giorgio Fusco, Maria Rosa Barcellona e Maria Grazia Bavetta. Oggi quel reparto di Medicina verrà riconvertito in zona Covid e la paura di Salvatore Alcide è quella di tanti: Come si potranno curare i diversi pazienti che, come lui, sperano di debellare la “bestia” e sperano in un trapianto? I contraccolpi delle scelte per l’ospedalizzazione dei malati Covid-19 e di un sistema sanitario regionale forse non proprio organizzato per affrontare la pandemia, sono proprio questi.

«Bisogna capire che un uomo quando si ritrova in tali situazioni non riesce a vivere la sua vita perché è appesa a un filo di speranza dove lui si impegna con tutte le sue forze a non mollare. L’unico punto di riferimento sono i medici». Ecco perché oggi Salvatore Alcide, mentre ancora si trova ricoverato all’Ismett, spera che quel reparto di Medicina al “Cervello” venga riaperto, «e così dare ai pazienti la forza per non smettere di lottare e vincere la battaglia contro cui combattono».