La prescrizione del farmaco Tavor intestata ad Andrea Bonafede, alias Matteo Messina Denaro, avrebbe richiesto un colloquio con il paziente. Lo hanno stabilito i periti nominati dal tribunale di Marsala che processa il medico Alfonso Tumbarello dall’accusa di concorso esterno in associazione mafiosa. Lo scrive oggi il Giornale di Sicilia. Secondo i magistrati della DDA di Palermo, il dottore di Campobello di Mazara avrebbe avuto in cura Matteo Messina Denaro, che usava durante la latitanza il nome di un suo favoreggiatore, il geometra Andrea Bonafede, conoscendone la vera identità. Le prescrizioni e le ricette erano compilate a nome di Bonafede, vero paziente del medico, ma, appunto, per l’accusa il dottore era pienamente consapevole che il reale destinatario fosse Matteo Messina Denaro.

Una circostanza che la conclusione dei periti sentiti oggi confermerebbero, visto che per il tipo di medicina prescritto era necessario un colloquio con il paziente. L’imputato si è sempre difeso sostenendo di non sapere che il destinatario delle sue cure fosse latitante e che Bonafede, che gli aveva detto di essere ammalato di cancro, non andava allo studio a farsi vistare perché non voleva si sapesse della sua malattia. Il pm Gianluca de Leo ha chiesto la condanna dell’imputato a 18 anni di carcere. Ultima udienza del processo il 22 ottobre prossimo.

Tumbarello

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