fabrizio ferracane rino marino

LA FINE DEL TITANIC  di Hans Magnus Enzensberger

Laboratorio Teatrale  diretto da Fabrizio Ferracane

“…ed è lì che lo vidi, molto più grande/e più bianco del bianco, fuori, al largo,/
lo vidi solo io e nessun altro,/nella rada buia, la notte era limpida/
e il mare nero e liscio come uno specchio,/e lì vidi l’iceberg, assurdamente alto/
e freddo, come una fredda Fata Morgana,/avanzare lento, inesorabile,/
bianco, su di me.”
“L’urto fu lievissimo. Il primo radiogramma:
Ore 00.15. Mayday. A tutte le navi. Posizione 41”46’ Nord/50”14’ Ovest.”

 

Il laboratorio

Il progetto nasce con l’esigenza di migliorare le relazioni interpersonali, l’integrazione sociale e la capacità di confrontarsi. Prendere parte ad un progetto di teatro ha come obiettivo principale quello di ridefinire il contesto stesso in cui l’intervento si sviluppa, facendolo diventare un “luogo comune”, un luogo di scambio, di appartenenza e di condivisione delle esperienze. Il laboratorio si pone di far familiarizzare i partecipanti con gli strumenti dell’arte della recitazione, che ogni attore dovrebbe conoscere al fine di realizzare il proprio racconto scenico. Un luogo dove persone di varia provenienza e condizione possono incontrarsi e sperimentare emozioni, creare cose e dare nuovi significati.

lab titanic cv

Obiettivi: prendere coscienza della propria identità, dei propri danni e della propria quotidianità, del proprio corpo che si muove in uno spazio vuoto, della propria voce come pausa nel silenzio. La formazione di  “un gruppo”, anche se temporaneo, promuove il senso di partecipazione, di condivisione e di solidarietà.

Metodologia: si tratterà di una ricerca-azione partecipata che tramite azioni mirate, ed improvvisazioni guidate, si svilupperà come strumento di conoscenza e di cambiamento della comunità nella quale si opera.

 

Le tematiche

Enzensberger scrisse che se ci sembra che la fine del mondo non sia ancora arrivata è perché ce la si aspetta una volta sola e per tutti, mentre in realtà essa è già in atto, solo un po’ per volta, a rate, a pezzi e bocconi, in tempi e luoghi diversi. Ci fu però un episodio che dai contemporanei venne sentito come una prova generale della fine del mondo in atto unico: il naufragio del Titanic la mattina del 13 maggio 1912 per la collisione con un iceberg.

Leggendo, tra le pagine, non troviamo né la paura dell’urto né il compiacimento dell’osservatore fuori causa. Né paura né compassione, bensì fredde descrizioni, più efficaci di ogni pathos, sovrapposizione di passato e presente, di realtà e metafora. L’iceberg non è solo massa di ghiaccio che ha urtato il Titanic, è anche l’inverosimile apparizione della poesia, la subordinazione della vicenda al soggetto, la compenetrazione dei mari; e il poeta è il sopravvissuto che rievoca una catastrofe materiale che è anzitutto una catastrofe mentale.

 

Qualcuno ascolta. Aspetta. Trattiene/il fiato…

Mai più, dice,/sarà tutto così quieto,/così asciutto e caldo com’è….

Nessuno bussa. Nessuno invoca./Tace la radio.

O è già finito,/mi dico, oppure

non è ancora incominciato./Adesso però! Ecco:/Uno scricchiolio. Uno scalpiccio. Uno squarcio….

Un tremito cristallino/che si affioca/e sfanisce./Ecco com’era.

Era così?Sì,/così dev’essere stato./Così fu il principio.

Il principio della fine/è sempre discreto.”

 

Ed ecco un primo tema di approfondimento del laboratorio: i suoni, i rumori della nostra memoria, forse dimenticati. Improvvisamente c’è sempre un suono che ci riporta ad un accadimento, un ricordo sfocato che rivive, che fa rivivere emozioni, gioie, angosce; la rappresentazione del suono, possiamo noi rappresentare con il nostro corpo, con i nostri gesti un suono? “Quel ticchettio nel cranio, nel padiglione auricolare, senza fili/e da lontano – più di mezzo secolo!”

Partendo dal testo, altro tema che il laboratorio si prefigge di approfondire, è la perdita, l’abbandono.

 

Perdere i capelli, i nervi,/capite, il tempo prezioso,/in una partita perduta  perdere

quota, lustro, sono dolente,/non importa, perdere per un pelo,/non interrompetemi, sangue/

perdere padre e madre,/…/perdere ancora una volta, il fascino/

della novità, acqua passata,/i diritti civili,…/…/il paradiso perduto, per conto mio,

il posto di lavoro, anima perduta,/la faccia, anche quella,/un molare, due guerre modiali,

tre chili di peso, perdere,/perdere, sempre e solo perdere, anche/le illusioni già da tempo perdute,/…”

 

Ci fu un episodio, come la fine del Titanic, che dagli abitanti della Valle del Belice venne sentito come una prova generale della fine del mondo in atto unico: il terremoto del 1968, la mattina del 15 gennaio la terra tremò.

Un boato e la terra trema, tremano le mani, il sangue, le madri, tremano i vestiti, i denti, le case, crollano i paesi, le identità, crollano le certezze, crollano i padri, i figli, crollano le vite. Suoni, rumori, perdita, abbandono, nella nostra memoria, questa l’idea da cui nasce il lavoro che andremo ad intraprendere, partendo dallo splendido testo di Enzensberger.

 

“Perché l’attimo/in cui la parola felice/si esprime,

non è mai l’attimo felice./Perché all’assetato la sete/non consente di pronunciarla.

Perché le parole vengono troppo tardi,/o troppo presto”

 

Condizioni di lavoro

Durata 26 gen – 3 marz fine sett (per un totale di 12 incontri) Scadenza iscrizioni 22 gen
Ore di lavoro 4 giornaliere (le giornate verranno concordate con il gruppo)
Sede: Teatrino dei Margini (via Carvaglios, Castelvetrano TP)

E’ consigliata la prenotazione inviando dati e una lettera di motivazioni a   teatrusica@libero.it

// info e costi teatrusica@libero.it

 

Fabrizio Ferracane ( attore e regista )

http://www.facebook.com/pages/TeatrUsica-AC/149744211741953?ref=hl

si diploma (1996-98) presso la scuola di Teatro Teatès di Palermo diretta da Michele Perriera.

La sua formazione continua attraverso laboratori teatrali con Franco Scaldati Mimmo Cuticchio, Laila Tabel, Riccardo Caporossi, Emma Dante, Danio Manfredini, Claudio Collovà, Pierpaolo Sepe, Stefania De Santis, Giuliano Vasilico’, Davide Iodice.

Lavora principalmente in teatro come attore e come regista presentando suoi lavori( Sutta Scupa- W Niatri – Ferrovecchio) in festival nazionali e stranieri.

Lavora anche per la tv ( il capo dei capi – squadra antimafia 2 – intelligence -il segreto dell’acqua – ecc).

Collabora e lavora permanentemente con i drammaturghi Linda Dalisi e Rino Marino con il quale fonda nel 2010 la compagnia Marino_Ferracane. Con quest’ultimo inoltre, a Castelvetrano, apre e gestisce lo spazio culturale il “Teatrino dei Margini”. Lavora anche per produzioni di cinema indipendente al fianco di giovani registi quali Leonardo Frosina, Tommaso Urciuolo, Paolo Gaudio.