In ogni tempo e in ogni luogo le guerre hanno portato morte e distruzione e hanno imposto ristrettezze e privazioni che riguardavano naturalmente anche la sfera alimentare. Da qui la paura, al momento dell’aprirsi dei conflitti, di non trovare presto più di che sfamare sé e la propria famiglia e la rincorsa all’accaparramento delle risorse, l’assalto agli spacci alimentari e ai magazzini, il desiderio da parte di chiunque di fare scorte in vista dei tempi peggiori che sarebbero presto arrivati. A iniziare dalla farina, per poi continuare con legumi e patate. Del resto, la carne, in passato, compariva ben poco sulle tavole.

Il tempo di coronavirus che stiamo vivendo non si può certo paragonare a quello dei conflitti mondiali, dove a seminare morti erano i fucili, le bombe, i cannoni ma anche, di conseguenza, la carestia e la fame. Questo tempo è, invece, quello delle restrizioni: restare a casa per contenere il contagio. E la paura del virus ci sta facendo abituare alla distanza sociale ma anche a nuove abitudini alimentari. Quali? C’è chi a casa prepara la pasta, il pane, la pizza, i dolci.

Insomma di mezzo c’è la farina. E come ai tempi delle guerre, anche questo tempo di coronavirus ha fatto registrare un’impennata nelle vendite di farine e di lievito (oramai difficile trovarlo). «Nei periodi d’emergenza l’accresciuto desiderio di sicurezza spinge a una attenzione ossessiva verso l’alimentazione – spiega Ignazio Buttitta, ordinario di Storia delle tradizioni popolari presso l’Università di Palermo –. Un’attenzione che, nelle nostre società di tradizione cerealicola dove i prodotti del frumento erano alla base dell’alimentazione, tanto dei poveri quanto dei signori, sia pur in diversa forma e misura, si traduce in primo luogo nella ricerca di farina, quindi di pane».

«In questo periodo stiamo producendo farina per il consumo al dettaglio in quantità quasi raddoppiate – spiega il mugnaio Filippo Drago di “Molini del Ponte” – la richiesta sia da parte della GDO che delle attività commerciali che riforniamo, è sensibilmente aumentata, ciò a dimostrazione che il consumo si è moltiplicato».

È tornato il tempo del pane, della pizza e dei biscotti fatti in casa. «Una riemersione, come sempre accade nei momenti di crisi, di momenti fondanti della memoria culturale», spiega ancora Buttitta. È l’occasione per impiegare il tempo, costretti a rimanere tra le mura. E, perché no, a riscoprire antiche tradizioni che, spesse volte, abbiamo dimenticato.

Ignazio Buttitta – Filippo Drago