Una ventina di pagine aperte su Facebook, in molte di queste le foto più famose sul super latitante di Cosa nostra, Matteo Messina Denaro, 50 anni compiuti ad aprile scorso, latitante da ben 19 anni. Sono pagine, profili e “pubblicità” a lui dedicate, tutte pro Messina Denaro nonostante la sua sanguinaria fama.

L’ultima delle pagine è stata creata pochi giorni addietro, mentre prendevano fuoco, dolosamente, i terreni confiscati alla mafia nel Belice, tra Castelvetrano e Partanna, uliveti finiti in cenere. Ancora in questa pagina la foto del capo mafia, una delle più note, quella con i Ray-ban fumè, sono le specifiche a proposito dell’istruzione che svelano la ragione della pagina: alla voce Università c’è indicato “Presidio di Libera di Castelvetrano”, come a volere dire che è Libera che dà gli insegnamenti (mafiosi) al boss. Proprio Libera che a Castelvetrano da tempo conduce una azione sociale nel territorio e in mezzo ai giovani che ha dato precisi risultati.

Poi sempre nella stessa pagina, a seguire c’è indicata la scuola superiore frequentata dal “latitante”, ossia liceo Scientifico Cipolla. Matteo Messina Denaro non ha frequentato quella scuola, semmai lì studentessa al primo anno è sua figlia, Lorenza, avuta, durante la latitanza da Francesca Alagna, una bella donna che abita nella casa della suocera, la signora Lorenza Santangelo, e questo da quando ha dato alla luce la figlia, che porta il nome della nonna, vedova e mamma di mafiosi di gran calibro. Anche lei donna di carattere, quando nel dicembre del 1998 nelle campagne di Castelvetrano fu fatto trovare il cadavere del marito, morto di crepacuore durante la latitanza (a poche ore dall’arresto dell’altro figlio, Salvatore Messina Denaro, di recente tornato in cella, ex preposto di una agenzia della Banca Sicula della famiglia D’Alì), lei lo accolse al cimitero mettendogli addosso un cappotto di astrakan e gridando che “manco di morto arriniscero a pigghiariti” , “nemmeno da korto sono riusciti a prenderti”, perché per primi sul posto dove era stato lasciato senza vita ma vestito in modo elegante, arrivarono i familiari e dopo la Polizia.

La scuola Cipolla non è dunque citata a casaccio nella pagina, ma ci potrebbe essere anche un’altra ragione oltre a quella che lì stuydia la figlia del boss latitante, e cioè che l’istituto di recente ha organizzato, in coincidenza dei 20 anni dalla strage di Capace, assieme ad altre associazioni, la marcia per la legalità, non si gridava contro la mafia ma alla fine la presenza di organizzazioni come Libera hanno fatto in modo che i giovani potessero pronunziarsi contro la mafia; una giornata conclusasi con un dibattito presenti il pm Andrea Tarondo e il capo della divisione anticrimine della questura di Trapani, Giuseppe Linares. Pochi giorni dopo questa manifestazione la comparsa in città di alcune scritte inneggianti al boss indicato come “luce illuminante”. Su Facebook si trova di tutto a suo favore, il fatto di vivere a Capocabana, o ancora di lavorare presso “la bella vita”, professionista libero e capo di tutti i mafiosi, o ancora al servizio di Totò Riina. Per l’apertura dell’ultima delle pagine Libera ha presentato una denuncia al commissariato di Polizia.

Rino Giacalone
per LiberaInformazione