Voglimi SELINUNTE

Chissà quale sarà il suo giudizio a fine Sanremo, ma a prima serata conclusa Maurizio Filardo – sul palco per il secondo anno consecutivo a dirigere l’orchestra per le parti di spettacolo – trova il tempo per essere ottimista: «Bel Festival, conduttori molto bravi, canzoni diverse». Quando ancora deve leggere i giornali e rivedersi qualche clips, Maurizio Filardo racconta il “suo” Sanremo vissuto sul palco dell’Ariston, la vetrina in eurovisione della canzone italiana. «I brani? Sono un fatto di gusto, c’è a chi piacciono e chi no» spiega quando ancora è in albergo. I tempi del dietro le quinte sono veloci, «dovrò tornare ora in teatro per le prove» racconta Maurizio che per stasera preannuncia sorprese sul palco. Come già ha fatto ieri sera con Virginia Raffaele e Pierfrancesco Favino: «Avevamo provato, poco in effetti, c’è stata qualche sbavatura ma solo noi ce ne siamo accorti…».

Sul palco dell’Ariston Maurizio Filardo rappresenta un pezzo di Castelvetrano, la città dove è nato e cresciuto. «Ogni notte mi arrivano attestati di stima e complimenti di tantissimi amici castelvetranesi – racconta – e il mio pensiero va alla mia città che sta attraverso un momento buio per il quale provo tanto dispiacere. È l’ora che Castelvetrano si risvegli». La prima volta al Festival di Sanremo per Maurizio Filardo fu con l’amico Daniele Silvestri nel 2013 col brano “Bocca chiusa”. Da allora è tornato più volte sul palco dell’Ariston dirigendo cantanti in gara. Da due anni, invece, è stato scelto come direttore stabile per le parti di spettacolo. E per questa 69a edizione dirigerà l’orchestra anche per alcuni ospiti: Anastasio, Fabio Rovazzi.

Ieri sera, per la prima volta dal vivo, Maurizio Filardo ha ascoltato Matteo Bocelli, che ha duettato col padre Andrea: «È un ragazzo che artisticamente merita – spiega – nel suo dna c’è qualcosa di buono ma è anche un figlio fortunato, avendo un padre così bravo e conosciuto». In giovani come Matteo Bocelli ma gli stessi ragazzi de “Il Volo”, appassionati per la musica e il canto, Maurizio Filardo rilegge la sua giovinezza a Castelvetrano: le strimpellate con la chitarra sulle scalinate di Selinunte e quelle sere quando faceva lo spettatore nei gruppi che suonavano in piazza per le feste cittadine. «Quanti ricordi passano in rassegna nella mia mente – racconta – fu un periodo bellissimo trascorso a imparare, a coltivare una passione che iniziò per me con Enzo Incerto e che poi ho coltivato con tantissimi amici, Zino Calamia, il gruppo SPA, Ciro Signorello».

Da Castelvetrano a Roma il viaggio è stato breve ma non poco faticoso. «Nel 1995 partii insieme a Giuseppe Mangiaracina e Antonio Troiano e il mondo che si apriva davanti a noi era entusiasmante – spiega – Antonio tornò a Castelvetrano, io e Giuseppe, invece, restammo a Roma e, pian piano, siamo riusciti a conquistarci la nostra posizione». Il Festival di Sanremo è la platea internazionale che ogni cantante e musicista sogna nella vita. Maurizio Filardo ci è riuscito: «Dopo il Festival inizieremo un tour con i vincitori di Sanremo Giovani e poi tanti altri bei progetti in cantiere». Non c’è tempo per fermarsi, tra bacchetta e chitarra. Col pensiero alla sua città natale: «Un mio impegno culturale per Castelvetrano? Ci sarà, nel mio piccolo voglio fare la mia parte, insieme a chi ha a cuore i veri interessi della comunità».