Castelvetrano, contrada Torre di Seggio Staglio, ore 03:30 del 19 maggio 2011. Da un furgone scendono circa dieci uomini, si immergono subito in mezzo agli ulivi. C’è un vecchio baglio ad un chilometro scarso di distanza, nessuna abitazione nelle vicinanze. La luna è nel suo ultimo quarto, poca luce e si va avanti a forza di visori notturni. Dal binocolo si distingue un contatore Enel, la cassetta del contatore sembra nuova.


La struttura ha un solo accesso e nessuna via di fuga alternativa. Gli uomini si dispongono a cerchio e tolgono la sicura dalle armi in dotazione. Sono Carabinieri e poliziotti delle sezioni Catturandi di Trapani e di Palermo. Il bersaglio è bello grosso: Matteo Messina Denaro.

Ore 04:00. La colonna di auto supera quello che una volta era il cancello dell’oleificio dove sarebbe nascosto il Capo dei capi di Cosa nostra. Nel pilastro più altro c’è verniciato il numero civico 58 insieme alla lettera V. La strada è lunga 700 metri di sterro e restuccia, attenzione alla curva a gomito perchè fa ha un dislivello troppo alto con il terrenno sottostante, c’è il rischio di caderci. Ampio parcheggio all’ingresso con una vasca rotonda asciutta. L’informatore ha dato indicazioni precise: il latitante si trova al piano terra, i tetti del solaio sono sfondati per garantire una sistemazione adeguata, il suo rifugio è stato ricavato sottoterra. Il primo gruppo sale sul terrazzo, il secondo gruppo sfonda un portone metallico senza toppa e catenaccio. Entriamo.

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autore. Francesco Timo
per Marsala.it