Dal 18 giugno, data dell’ispezione del Dipartimento di Prevenzione Veterinaria, da cui è scaturito il provvedimento di sequestro amministrativo del canile di Castelvetrano, siamo ancora in attesa di comprendere come tale provvedimento sia stato preso nell’interesse (così ci è stato detto) dei cani e dei cittadini.

Giornalmente ci arrivano segnalazioni su situazioni difficili che coinvolgono uomini e animali e, spesso, non sappiamo come far fronte, anche perché le informazioni che riceviamo su come intervenire sono, a volte, frammentarie.

Attendiamo ancora che ci sia fornito un “protocollo di azione” che, in teoria, dovrebbe migliorare la comunicazione tra i tre enti presenti in canile (A.S.P., Comune, Associazione), coordinandoli e stabilendo ruoli ben definiti. Auspichiamo che oltre a permettere velocità di intervento, sia anche, quanto più possibile, privo di burocrazia. In questo periodo siamo stati, talvolta, tacciati di “impulsività” riguardo la nostra modalità di intervento; sinceramente più che una accusa a noi sembra un complimento: la tempestività ci ha permesso salvare la vita di molti animali, aldilà della compilazione di verbali e verbalini d’ingresso o di tentativi di rintracciare telefonicamente i responsabili di turno. Se l’avessimo fatto i cani sarebbero morti.

A 15 giorni dall’ispezione, con gli animi più calmi, ma non per questo meno preoccupati, vogliamo fare una considerazione, sperando di non essere accusati di dietrologia e prendendo spunto da uno scambio epistolare con i responsabili del Servizio di Prevenzione Veterinaria di Trapani, a proposito di un forte ritardo nella fornitura di vaccini: in una nostra del 17 novembre 2011, raccomandata con ricevuta di ritorno n. 12983968017-0, si evidenzia, tra l’altro: “… al momento abbiamo rilevato circa 75 cani non ancora sterilizzati…”, “… le ore lavorative del veterinario all’interno del canile municipale sono soltanto 15”…”, “…tale apporto veterinario… si rivela assolutamente insufficiente…”, “… chiede che le ore lavorative del veterinario siano congrue alle attività…”, “…chiede che nei periodi di assenza per ferie o permessi, il servizio veterinario venga comunque garantito da un sostituto…”.

Da quanto sopra esposto si evince chiaramente che la nostra Associazione, già dal 17 novembre 2011, aveva posto il problema delle poche ore di servizio veterinario assegnate al canile di Castelvetrano, da noi ritenute insufficienti a far fronte al randagismo nella nostra zona. La nostra impressione è che il fenomeno sia stato sottovalutato per mesi  (o anni) e che poi, raggiunto l’apice del sovrannumero, per “sistemare le cose”, sia stato preso il provvedimento di sequestro amministrativo.

Ci sovviene una metafora: in un giochino presente nei telefonini di qualche anno fa, quelli ancora con il display in bianco e nero, “Snake”, un serpentello si aggirava per lo schermo, comandato dai pulsanti, e, ingoiando gustosi bocconcini, diventava sempre più lungo, fino a raggiungere una lunghezza tale da essere ingovernabile; a questo punto il serpentello si mordeva la coda e moriva.

Nella metafora il serpentello è il canile e i bocconcini sono i cani; ci chiediamo: chi doveva togliere i bocconcini per evitare che il serpentello crescesse a dismisura?

A parer nostro l’A.S.P. ha contribuito alla “crescita del serpentello” relegando un unico veterinario per 3 ore al giorno e per 5 giorni alla settimana nella struttura comunale. I numeri riguardanti gli accalappiamenti e le adozioni, già da tempo, avrebbero dovuto allarmare i responsabili sull’entità del fenomeno randagismo nel nostro territorio. Possiamo supporre che il periodo di ristrettezze economiche abbia potuto influenzare le scelte dell’Azienda Sanitaria Provinciale, probabilmente a corto anche loro di uomini e mezzi, ma i ritardi nelle sterilizzazioni provocano reazioni a catene: se non si sterilizzano, i cani non si possono reimmettere nel territorio, e se non si liberano non se ne possono accalappiare altri; quelli su cui non si può intervenire, liberi di accoppiarsi, perché ancora integri, si riproducono e nascono altri cani. Diventa un loop infinito (da qui la metafora). Considerando che una cagna può facilmente partorire più di 10 cuccioli, la crescita della popolazione canina diventa esponenziale e non è più controllabile.

E’ pur vero, però, che una gran parte della responsabilità è da attribuire ad una (sempre più esigua per fortuna, ma tuttora consistente) cerchia della popolazione “umana” del nostro territorio, quella che, totalmente priva di “cultura animalista”, abbandona i cani perché ammalati, quella che li lascia per strada perché si va in vacanza, quella che non microchippa i propri animali per non assumersene la responsabilità, quella che non li sterilizza (pur non volendo farli accoppiare) per non spendere 150 euro e poi butta i cuccioli nella spazzatura. Viviamo questi tempi anche noi e comprendiamo che, nell’economia di una famiglia, al giorno d’oggi 150 euro sono una cifra difficilmente dedicabile esclusivamente al proprio cane, ma ci chiediamo: è una cifra che si può spendere per mantenere la propria coscienza pulita?