giudecca castelvetrano 2Anche Castelvetrano avrebbe avuto la sua Giudecca, una delle 50 presenti in Sicilia, di cui 9 in provincia di Trapani.

Lo hanno rivelato gli architetti Pasquale Calamia, Mariano La Barbera e Giuseppe Salluzzo che nello studiare l’espansione della città hanno individuato in alcuni toponimi gli elementi che potrebbero ricondurre alla comunità ebraica di Castelvetrano, che forse era composta di sole 12 famiglie di cui si sono perdute le tracce nel 1492.

La testimonianza della presenza a Castelvetrano di una seppur piccola comunità ebraica, gli storici hanno trovata anche nel «Codice diplomatico dei giudei di Sicilia» risalente al 1884 e scritto dai fratelli Bartolomeo e Giuseppe Lagumina.

Approfondimento

Le particolari vicende storiche verificatesi in Sicilia dalla caduta dell’Impero Romano d’Occidente, fino alla conquista normanna, determinano nell’Isola la presenza di una popolazione multietnica; nel XII secolo sono, infatti, presenti in tutta la Sicilia comunità di origine latina, greca, musulmana e giudaica.

I grandi centri siciliani in età medievale sono abitati quasi sempre dalle quattro etnie principali, mentre i casali sono popolati da una sola etnia. La Terra di Castelvetrano in età normanna è caratterizzata prevalentemente dalla presenza di popolazioni musulmane.
Dopo le due guerre musulmane condotte da Federico II di Svevia contro le popolazioni islamiche ribelli del Val di Mazara, verificatesi nella prima metà del sec. XIII, la presenza di questa etnia viene notevolmente ridimensionata fino a scomparire del tutto nel XIV secolo, lasciando spopolati in questa parte della Sicilia numerosi casali e terre.

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Con la progressiva diminuzione delle popolazioni arabo-berbere nell’abitato di Castelvetrano cominciano a prevalere le popolazioni di etnia latina e greca, come confermato da diversi documenti e dalla presenza di edifici religiosi sia di rito greco (Trinità di Delia, San Nicola di Mira, San Nicola del Mulino) che di rito latino (Santa Maria del popolo, San Gandolfo, San Giorgio, Sant’Elia).

Recenti studi evidenziano anche a Castelvetrano la presenza di una piccola comunità ebraica. Lo studioso Rizzo Marino, parlando dell’ambiente ebraico mazarese nei secoli XIV e XV, riferisce di un processo contro un artigiano ebreo di nome Beniamino De Manueli, residente a Castelvetrano. Altri due atti relativi alla salvaguardia regia decretata il 28 maggio 1492 dal Vicerè Ferrando de Acugna, e un altro sulla riscossione di tributi dovuti al Re, riferiscono di una Giudecca nella terra di Castello Vitrano.

Dalla rata annuale che la comunità ebraica di Castelvetrano doveva pagare al Re, di importo pari a 2 once e 21 tari, tenendo conto che ogni famiglia ebraica era gravata mediamente da una tassa di circa 0,20 once annuali, si può ipotizzare che la comunità ebraica della Giudecca castelvetranese poteva essere costituita da un nucleo di circa 10 famiglie.

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Sappiamo che in Sicilia ogni comunità ebraica aveva almeno una “Sinagoga”, attorno alla quale ruotava l’attività rituale e liturgica della comunità; l’edificio di culto, inoltre, funzionava anche come spazio di studio e di ritrovo. Capo spirtituale della comunità era il “Rabbino”, il quale svolgeva i riti e le cerimonie e la sua carica era a vita.

Tra le attività economiche e le professioni praticate prevalentemente dagli ebrei ci sono il commercio e l’artigianato. Le attività legate alla lavorazione della seta e alla concia delle pelli, in Sicilia, erano gestite quasi esclusivamente dalle comunità ebraiche.
Con l’editto di espulsione voluto dal re Ferdinando e dalla regina Isabella il 31 marzo 1492 le comunità ebraiche vengono cacciate anche dalla Sicilia, i loro beni immobili vengono confiscati dal potere regio e venduti. Alcuni studi evidenziano che in quel periodo diverse sinagoghe vengono trasformate in chiese; sappiamo, ad esempio, che le sinagoghe di Salemi e Calascibetta divennero chiese e furono intitolate a Santa Maria della Catena.

Conosciamo poco della comunità appartenuta alla Judecca di Castelvetrano. Alcuni toponimi ancora oggi conservati nel territorio potrebbero fornire lo spunto per nuove ricerche ed approfondimenti. A partire dall’antica chiesa intitolata a Santa Maria della Catena e al tessuto edilizio circostante che mostra ancora oggi tracce di un impianto urbanistico medievale.
A poca distanza dal centro urbano sono presenti, inoltre, due toponimi: la “La Stidda”, in prossimità del vallone Racamino, piccolo affluente del fiume Modione, e il toponimo “via Conceria” presente in questa area.

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I tre toponimi Catena, Conceria e Stella (la Stella di Davide è ancora oggi una figura riconducibile al mondo ebraico) potrebbero condurre ai luoghi che furono della comunità giudaica di Castelvetrano; in particolare il primo termine potrebbe essere il luogo della “Judecca” e gli altri due il probabile luogo della conceria ebraica legata al corso d’acqua.

G. Salluzzo, M. La Barbera. P. Calamia