A distanza di due giorni Antonio Ingroia, procuratore aggiunto a Palermo, non ha ancora smaltito l’amarezza per la manifestazione antimafia di Castelvetrano, in memoria di Paolo Borsellino, disertata dagli studenti (leggi l’articolo ed i commenti)

Fa ancora male quel teatro vuoto e fa soprattutto male il diktat dato da un capo di istituto ai suoi allievi di rimanere in classe e non andare al teatro dove si svolgeva l’incontro. “Ho avvertito un’atmosfera cupa e pesante”, dice al Fatto Quotidiano il magistrato palermitano, che era uno dei relatori del dibattito sulla legalità voluto dall’anti-racket nel paese di Matteo Messina Denaro, il boss latitante che da quelle parti esercita un forte controllo del territorio.

Come lo spieghiamo a un giovane studente di Trento che in Sicilia un dibattito in memoria di Borsellino possa essere disertato proprio dai ragazzi delle scuole?
Secondo me non è del tutto casuale che questa cosa sia avvenuta a Castelvetrano, che è il paese di Matteo Messina Denaro. Il teatro era vuoto e non c’è solo la decisione discutibile dei dirigenti scolastici ma è mancata anche la presenza della comunità.


Forse fa più male il comportamento del preside della scuola di Castelvetrano. Non è un controsenso che voi cerchiate gli incontri nelle scuole e poi un dirigente si rifiuti di mandare i propri studenti a un convegno?
La scuola è fondamentale per la formazione di una cultura della legalità. Se manca l’impegno dei docenti, non ci sono neppure i giovani e la nostra azione rischia di essere inutile.

Un regalo a Messina Denaro?
Che il boss sia contento di tutto questo mi pare fin troppo ovvio.

La presenza al dibattito di Vincenzo Calcara ha suscitato molte proteste. Siamo tornati alla stagione dei pentiti infami? Sempre che sia finita…
Quella stagione non è mai finita, non bisogna illudersi. In certe realtà la situazione è un po’ più avanzata, come a Palermo città. Ma la provincia di Palermo, quella di Trapani e di Agrigento sono ancora immerse dentro una cultura che più difficilmente si libera dalla presenza ingombrante della mafia.

Eppure nei primi anni ‘90 proprio dalla provincia partì il riscatto, col fenomeno delle donne sindaco impegnate sul fronte antimafia. Cos’è successo da allora ad oggi?
Era una situazione un po’ a macchia di leopardo anche allora. E anche lì fu soprattutto concentrato nella provincia di Palermo. Quello, comunque, fu il frutto di una stagione, successiva alle stragi, che aveva coinvolto un movimento di massa molto più ampio. Oggi non voglio dire che il movimento antimafia sia più debole ma è chiaro che le difficoltà ci sono e ce ne sono ancora tante.

Ci sono anche divisioni. Forse l’antimafia non è più compatta come un tempo?
Non credo che sia un problema legato alle divisioni interne. Più che di divisioni parlerei di insufficiente organizzazione. Forse la società oggi ha più difficoltà ad organizzare l’impegno antimafia.

Tutto questo accade nella Regione in cui si sono succeduti un Governatore condannato per mafia (oggi è attesa la sentenza della Cassazione, ndr) e quello attuale sotto inchiesta per lo stesso reato. Può incidere la mancanza di una buona politica sulla disaffezione dei cittadini?
Sì, questo penso che possa incidere anche. Nel caso del dibattito in questione voglio segnalare però che il sindaco era presente. Quanto meno le istituzioni locali a volte ci sono. E a questo proposito voglio concludere con una nota di ottimismo. Il sindaco di Castelvetrano si impegnerà ad organizzare in prima persona una manifestazione antimafia partecipata e ho fiducia che riesca a farlo”.

Fiducia che pare ben riposta perché il sindaco di Castelvetrano ha già fissato un incontro su scuola e legalità per il 16 febbraio prossimo al quale parteciperanno l’assessore all’istruzione Mario Centorrino, il consiglio comunale e tutte le scuole.

Giuseppe Giustolisi
per ilfattoquotidiano