L’11 febbraio è stato l’83esimo anniversario dei Patti Lateranensi, accordo tra l’Italia e il Vaticano che concede tra l’altro diversi privilegi fiscali alle imprese cattoliche della Santa Sede.

Una di queste è l’Opera Romana Pellegrinaggi, tour operatore con sedi a Roma, ma sotto le dipendenze del vicariato Vaticano e quindi immune pure della disciplina del diritto del lavoro italiano. In questi anni è spesso apparsa sui quotidiani per i suoi clienti eccellenti. Uno dei primi fu Luciano Moggi, che fu portato a Lourdes dopo il ciclone Calciopoli. Ora a partire è Nicole Minetti, l’igienista dentale di Silvio Berlusconi, ora consigliere regionale in Lombardia, giusto in tempo la ripresa del processo Ruby a Milano.


Padre Cesare Atuire ha spesso ripetuto che l’Opera Romana Pellegrinaggi, tour operator di stanza in Vaticano dove il prete ghanese è amministratore delegato, non cerca testimonial per promuoversi in Italia e nel mondo. Eppure c’è un’attenzione molto particolare al mondo dei media da parte di questa specie di agenzia di viaggi cattolica che da 75 anni – si legge sul sito – «è il punto di riferimento di ogni pellegrino». Nella rete dei pellegrini capita sempre qualche personaggio pubblico o televisivo. Ci fu anche il caso della conduttrice Paola Saluzzi, a cui, sull’aereo che la riportava in Italia da Lourdes, ritirarono l’acqua santa per misure di sicurezza.


Sotto la diretta dipendenza del Vicariato di Roma, con due sedi nella Capitale, l’Opr è diventata negli ultimi tempi vero e proprio leader del settore turistico in Italia. Certo, sulla pagina web si spiega che l’obiettivo è quello di portare «migliaia di pellegrini consapevoli e solidali, alle radici della storia del cristianesimo», ma in realtà oltre alla Terra Santa oppure a un giro a Santiago de Compostela, il tour operator del Vaticano si ritrova a essere scelto pure per viaggi in Norvegia, Alaska e Brasile. Anzi, tramite la controllata Quo Vadis Travel offre fine settimana in Maremma, Salento, ma ci sono pure le formule Parigi Prestige, con tanto di visita al Louvre, Cornovaglia e Stati Uniti. Insomma, tante preghiere ma pure qualche cocktail sulla spiaggia di Copacabana, un omelette da Balthazar a New York e perchè no, una bella scorpacciata di salmome alle isole Svalbard.

Del resto, in tempi di crisi economica, il turismo religioso è quello che continua più di tutti a mantenersi stabile nei numeri. Sarà perché in molti non sanno più a che santo votarsi per far quadrare i conti a fine mese oppure perchè è meglio dedicarsi a vacanze poco trasgressive e più spirituali. «Nel mondo frenetico, schizofrenico, nel quale corriamo tutti i giorni – scrive Trademark, società di ricerca di mercato specializzata sul turismo – il pellegrinaggio esso rappresenta un po’ una sosta, un’oasi, una pausa nella quale l’uomo ritrova se stesso, i suoi valori, per vivere meglio la propria vita di tutti i giorni. Il pellegrinaggio non è un prodotto che si vende, ma un’esperienza che si offre da vivere». La stessa Trademark nel 2010 spiegava che «se sul mercato internazionale si registrava complessivamente un + 36%, su quello nazionale l’incremento era del 20%, capace di generare in Italia un mercato pari a oltre 4 miliardi di euro, che rappresenta il 6% del fatturato del mercato del turismo».

In sostanza, un giro d’affari di quasi 5 miliardi di euro, per una formula che appare perfetta. Essendo alle dipendenze del vicariato, con il vantaggio della extraterritorialità, l’Opera Romana Pellegrinaggi si ritrova in una posizione privilegia sia dal punto di vista fiscale sia del diritto del lavoro. Così come sulle autorizzazioni comunali per far circolare i pullman turistici a Roma o per gli accordi con le nostrre compagnie aeree statali, vedi Alitalia o Mistral. Nel novembre del 2010, Alitalia strinse un accordo con il tour operator per pacchetti turistici low cost, a scapito delle altre aziende romane del settore turistico. Ne ha scritto anche Claudio Cerasa, il giornalista del Foglio nel libro La presa di Roma, raccontando della contiguità tra il Vaticano e le amministrazioni comunalo di centrodestra e centrosinistra, con in mezzo appunto l’Opr.

I vantaggi fiscali delle imprese cattoliche sono una gallina dalle uova d’oro per il Vaticano, su cui da tempo la Commissione Europea ha chiesto di fare luce. Come peraltro richiedono di fare chiarezza da anni i Radicali Italiani che hanno spesso precisato di non protestare perché «siano le chiese a pagare l’Ici ma che almeno chi vuole fare impresa paghi realmente le imposte dovute come gli altri imprenditori». Il problema infatti è qui non c’è solo un problema di mancato pagamento della tassa sulla prima casa, l’Opr non paga neppure l’Irpef o l’Irap. Non solo. Sentenze della corte di cassazione hanno stabilito che i dipendenti non possono essere disciplinati dal diritto del lavoro italiano perchè sotto la disciplina del diritto internazionale.

Le Iene di Italia 1, due anni fa mandarono in onda un video dove una hostess di nome Valeria Pireddu denunciava di aver svolto lavoro in nero presso l’Opera Pellegrinaggi. Allo stesso tempo veniva denunciato un giro di biglietti falsi per sette pullman gialli che svolgono servizio turistico di Roma Cristiana nella Capitale, trasportando turisti in giro per i monumenti più importanti Anche qui gli unici a parlare furono i radicali con il segretario Mario Staderini sulle barricate a denunciare i privilegi dell’agenzia turistica del Vaticano «che non può avere deroghe in base ai Patti Lateranensi. Le garanzie previste dalla legge fanno riferimento ai soggetti che si recano nella Città del Vaticano per finalità religiose, mentre non comprendono le attività di carattere commerciale come il servizio di trasporto di linea turistica Roma Cristiana».

Alessandro Da Rold
per www.linkiesta.it