È un giallo la storia dell’avvistamento di un furgone bianco fermo, qualche giorno fa, in una traversa del centro storico di Castelvetrano, dietro il quale vi era scritto.

“Cu voli mali a mattè avi la morte d’arrè”, che tradotto manda un messaggio lugubre: «Chi vuole male a Matteo – chiaro il riferimento al latitante Matteo Messina Denaro – ha la morte dietro». Il messaggio era accompagnato dall’immagine di un teschio.

La notizia è finita anche con il girare su Facebook, ma quando sono scattate le ricerche delle forze dell’ordine di quel furgone non s’è trovara traccia. Il contesto e una serie di precedenti forniscono riscontro, nè confermano la fondatezza, è un fatto reale perché la scritta sul furgone non sarebbe altro che una ulteriore prova della esistenza della «idiolatria» di cui il capo mafia Messina Denaro si circonda e ne beneficia per sostenere la sua latitanza.

[…] La frase sul furgone potrebbe essere un segnale mandato in giro, Messina Denaro non si tocca. A Castelvetrano chi sta dalla parte del boss non ha mai mancato occasione per rendersi presente. Mani segrete per esempio nei giorni di aprile dell’anno scorso in coincidenza del compleanno del capo mafia andarono a deturpare uno dei murales disegnati dai ragazzi di Libera durante il passaggio della Carovana Antimafia sul muro di cinta di un parcheggio del centro storico, era comparso un viso somigliante ad una foto segnaletica di Matteo Messina Denaro, con l’indice alzato e un bocciolo di fiore vicino.

E che a Castelvetrano possano girare certe lezioni lo racconta quanto accaduto un mese fa ad un giovane attivista di Rifondazione Comunista affrontato da coetanei che lo picchiarono mostrandosi con magliette addosso dedicate al padrino.

Rino Giacalone
per antimafiaduemila.com