Il cappero di Pantelleria conquista sempre più valore, nonostante la crisi della manodopera metta a rischio il raccolto. I dati resi pubblici dalla Cooperativa Agricola Produttori Capperi dell’isola sono chiari: da 10,60 euro (esclusa Iva) al chilo che per l’annata di raccolta 2020 è stata riconosciuta ai soci produttori si è passati a 16,62 al chilo per l’annata di raccolta 2023 (i dati sul raccolto 2024 saranno disponibili dopo l’assemblea di bilancio di fine novembre 2025). “Il mercato richiede il nostro prodotto e riusciamo a pagare sempre più il raccolto per così incentivare il ricambio generazionale”, spiega Emanuela Bonomo, presidente della cooperativa. Il dato economico evidenzia come il prodotto IGP di Pantelleria ha conquistato i mercati, ma non solo. La cooperativa punta a valorizzare allo stesso modo anche il cappero non certificato Igp, prodotto da quei piccolissimi produttori che per burocrazia non possono sostenere gli adempimenti e le specifiche richieste dalla Camera di commercio di Trapani.

Il cappero prodotto a Pantelleria (IGP e non) è un prodotto che, oltre la ristorazione, locali gourmet e negozi specializzati, da anni viene venduto anche nella grande distribuzione, anche se sempre meno per le quantità sempre più ridotte del raccolto. “La riduzione della produzione ci ha costretti a rivedere la rete vendita, puntando sempre più sulla vendita diretta e on-line – spiega Emanuela Bonomo – non potendo più garantire le quantità di una volta. E la problematica è legata alla coltivazione: se non c’è più nessuno che lo raccoglie, il rischio è che questa tradizione isolana possa tramontare”.

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