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La terza sezione penale della Corte d’Appello di Palermo ha condannato, ai soli fini civili, il giornalista Rino Giacalone al pagamento di 5 mila euro (più le spese legali) nei confronti di Gaspare Allegra di Castelvetrano (deceduto, ora rappresentato dal fratello Francesco). In primo grado il Tribunale di Palermo aveva assolto il giornalista accusato di diffamazione aggravata; l’avvocato Daniele Bernardone (che difende Allegra) si è appellato. Il giornalista in un articolo del 2013, pubblicato sul periodico siciliano “S”, aveva scritto della presenza di Gaspare Allegra ai funerali di Paolo Forte, il 22 ottobre 2012 nella Cattedrale di Mazara, indicandolo come «rappresentante della “famiglia”». Gaspare Allegra, nipote del superlatitante Matteo Messina Denaro, all’epoca dei fatti, non risultava indagato per il reato di mafia.

Secondo l’avvocato Bernardone il giornalista «non ha fatto alcuno sforzo per verificare la fondatezza della sua ipotesi; la fonte investigativa ha riferito al Giacalone la mera presenza di Gaspare Allegra al funerale di Forte». Questo è risultato scritto nella relazione di servizio ed è emerso dalle dichiarazioni di alcuni investigatori nel dibattimento di primo grado, anche se il Tribunale ha chiarito che «il Giacalone abbia assunto le informazioni da tale fonte qualificata e come, in effetti, un interesse investigativo, anche solo potenziale, fosse stato mostrato dalle Forze dell’ordine verso Allegra». Per l’avvocato Bernardone, invece, «il vero motivo per cui Gaspare Allegra era ai funerali non riveste alcun interesse alla pubblicazione; i motivi, strettamente affettivi, che portarono l’Allegra a partecipare ai funerali di Forte rientrano nella sfera della privacy e dell’intimità».

«Gaspare Allegra era presente ai funerali di Paolo Forte, soggetto riconosciuto giudiziariamente vicino a Cosa nostra, e a quel funerale fu l’ultimo a porgere le condoglianze ai familiari del defunto. Circostanze risultate vere come riferito in una relazione di servizio dei Carabinieri, che ha attestato l’esistenza di un interesse investigativo anche in capo all’Allegra – ribadisce il giornalista Rino Giacalone – come ha riconosciuto il giudice di primo grado, fu scritta una notizia vera che risultava possedere rilevanza pubblica e risultò rispettata la continenza, requisiti cardini del diritto di cronaca – dice ancora il giornalista Rino Giacalone – la Procura di Palermo aveva chiesto l’archiviazione e a conclusione del processo ha chiesto l’assoluzione con la formula del “fatto che non costituisce reato”. Questa sentenza penale è stata confermata in Appello; i giudici l’hanno riformata solo ai fini civili. Sentenza per la quale non sono state ancora depositate le motivazioni. Ho dalla mia parte la certezza, come accertato nella sentenza di primo grado, di non aver diffamato nessuno. Siamo dinanzi a una pronuncia scaturita da una querela temeraria, una delle tante con le quali oggi si tenta di mettere il bavaglio all’informazione, a quella seria e verificata», conclude Giacalone.

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