Un gemellaggio lungo 26 anni, per conoscersi, accogliersi e «condividere le ricchezze delle nostre esperienze ecclesiali», come dice il Vescovo di Mazara del Vallo monsignor Angelo Giurdanella. Quello tra le Diocesi di Mazara del Vallo e Tunisi è, oramai da quasi 30 anni, un rapporto “fraterno”: da una sponda all’altra, bagnate dal mare Mediterraneo, si condividono esperienze, seppur con società e culture diverse, in un cammino comune pastorale e di fede. In questi giorni una delegazione dell’equipe tunisina guidata dall’Arcivescovo monsignor Nicolas Lhernould ha visitato la nostra Diocesi (Mazara del Vallo, Salemi, Marsala, Torretta Granitola e una visita anche al Vescovo di Trapani). Ieri sera nella parrocchia di Torretta Granitola l’ultimo incontro con la comunità, presente il sindaco Daniele Mangiaracina, l’assessore Bia Cusumano e il Vescovo emerito monsignor Domenico Mogavero. Venerdì scorso, giornata d’accoglienza, in Cattedrale si è tenuto un momento di confronto pubblico con le realtà diocesane e le aggregazioni laicali, presenti il Vescovo Angelo, il direttore dell’Ufficio gemellaggio don Francesco Fiorino. Un’occasione, soprattutto, di ascolto delle testimonianze di don Michel Baudry Santiago, suor Jessy Rymond, Olivia Olivo e suor Laura Gorlato che fanno parte dell’equipe diocesana di Tunisi per il gemellaggio con Mazara del Vallo. Don Michel Baudry Santiago, da due anni a Tunisi, è il parroco della Cattedrale mentre le tre donne sono impegnate nelle scuole che fanno riferimento alla Diocesi e nella Caritas diocesana.

«L’incontro col mondo musulmano continua a farmi scoprire che il Signore ci ha fatto con lo stesso cuore – ha detto Olivia Olivo – quando nel 2021 sono andata in pensione, sono tornata in Tunisia e attualmente sono impegnata a favorire la collaborazione tra le scuole cattoliche». È lei che sta seguendo i giovani tunisini che partecipano alla rete del Mediterraneo nata dall’impegno del cardinale di Marsiglia Jean-Marc Aveline e da Papa Francesco. Suor Laura Gorlato è da 18 anni in Tunisia: «Credo che la nostra presenza in quella terra sia un dono alla Chiesa e al popolo musulmano – ha detto – viviamo in mezzo a una popolazione che si dichiara musulmana, ma come cristiani siamo accolti». Dal carisma salesiano, il suo impegno è nelle scuole a Tunisi: «Chi vive con noi sente aria di vita. La nostra presenza è un messaggio forte che diamo e capita spesso che i genitori dei nostri bambini ci dicono: “anche noi siamo stati qui”». Suor Jessy Rymond ha detto che, quando le fu detto di andare a Tunisi, non era molto contenta perché avrebbe dovuto nascondere i “segni” come la croce pettorale: «Oggi, invece, collaboro con la Caritas diocesana e svolgiamo un servizio per quelli che si trovano in difficoltà, visitando anche chi si trova nei campi di prigionia», ha detto. Don Michel Baudry Santiago ha parlato della sua esperienza di parroco della Cattedrale di Tunisi: «Così come entrano i turisti entrano anche i tunisini – ha detto – fanno domande, hanno curiosità. La comunità parrocchiale è fatta anche da numerosissimi giovani dell’Africa dell’Ovest che vivono a Tunisi, la sfida con loro è aiutarli a capire cosa Dio gli chiede della loro vita». Testimonianze vive dell’impegno di una Chiesa piccola in un mondo “straniero”, quale quello musulmano tunisino: 30 mila cristiani su 12 milioni di abitanti in tutta la Tunisia.

«Porto a casa la gioia di un incontro fraterno – ha detto monsignor Nicolas Lhernould – quello che è stato molto bello è stato vivere questi giorni come una grande famiglia. Le due realtà diocesane, Mazara e Tunisi, hanno punti in comune e altri diversi. La nostra è una realtà diversa rispetto a quella che vivete qui – ha puntualizzato l’Arcivescovo di Tunisi – la società in Tunisia, a differenza che in Italia, è sacra, dove la religione fa parte dell’identità e poi è basata sulla comunità dove la sfida di ogni singola persona è quella di trovare il proprio posto. E, infine, la società tunisina è molto maschilista ma la Chiesa non esiste se non ha il volto femminile», ha concluso l’Arcivescovo. Don Francesco Fiorino, che guida l’Ufficio diocesano per il gemellaggio, ha annunciato che a gennaio e a maggio sono in programma ulteriori due visite d’amicizia in Tunisia.

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