“La follia di Erode” è in origine un testo per due attori che Marco Maria Renda ha scritto, tracciando in esso un singolare incrocio tra la profonda conoscenza degli abissi umani (l’ombra non pacificata che genera la follia) e la perizia teologica, centellinata con opportuna parsimonia.

I due ingredienti, profano e sacro, sono le due anime del testo, che hanno ispirato i percorsi di regia sintetizzati in questo allestimento, pensato appositamente per divenire racconto e dramma – parola, quindi, e corporeità – all’interno del corpo architettonico di una chiesa.

Il profano – inutile nasconderlo – è la leva maggiore che cesella a fondo l’identità del testo: un profano che attinge profondamente alle viscere dell’uomo (talvolta con terrifica precisione), laddove l’umano si è perso e il demoniaco prende per sé tutto l’uomo. Ma il testo non ci restituisce nessun diavolo come movente o come mediatore della follia di Erode. Anzi. È la follia di un uomo a suonare di per sé demoniaca e terribile senza alcun intervento esterno. È la solitudine del sé che genera i suoi mostri.
Il sacro si rivela, invece, nella “ascosità” del Dio d’Israele, mai presente a pieno titolo nella storia, se non e contrario, per sottrazione, quindi. Come colui di cui si parla anche quando non si fa apposito discorso.


Così Marco Renda scrive. Così abbiamo scelto di rappresentare la sua storia. Erode e i suoi fantasmi: Giovanni, il battezzatore e la sua reincarnazione Gesù Cristo (così li associa Erode nel turbine del delirio), ma anche servi inesistenti, guardie che dovrebbero difenderlo mentre invece lo imprigionano, imperatori che lungi dal premiarne il servilismo se ne sbarazzano, e una pletora di giullari con cui discute di potere, liceità, autorità, superstizione, bramosia, pulsione erotica, senza che essi davvero parlino con lui. Erode, da solo. E le sue voci. Alla fine. Nel viaggio dentro quella stessa fine. Abbiamo pensato di mettere in scena la solitudine della follia, amplificandola tramite il ricorso paradossale ad una corporeità teatrale poderosa, invasiva, consistente, ma dissociata dal discorso e, per ciò, assente dalla relazione. Una ragnatela di movimenti non pensati e non pensabili che restituiscono in modo ancor più atroce la dimensione del “solo” così agghiacciante per la comunità umana. Così come in una fotografia, prendiamo consapevolezza della piccolezza di una formica se la inquadriamo nel contesto di un semplice palmo di mano, così la solitudine di Erode griderà maggiormente in un crocicchio reticolato di evanescenti assenze. Il grido di Erode, quindi, potrà meglio tradursi nella blasfemia, nell’invettiva, nella contesa in intelligente con un Dio non proprio (Erode non è un ebreo), nella brama di potere, nella lascivia, nel delirio di onnipotenza, e nell’indecorosa fine.

CHIESA DI SAN GIOVANNI BATTISTA
CASTELVETRANO
22 giungno 2010 ore 21.15

Ingresso libero fino ad esaurimento dei posti disponibili

LA VICENDA
Erode Antipa – figlio di Erode il grande, l’autore secondo i Vangeli canonici della strage degli innocenti – tetrarca socius dei romani, prende come concubina Erodiade, moglie di suo fratello Filippo, mentre quest’ultimo è ancora in vita; ciò secondo la Legge del Popolo ebraico è abominio agli occhi di Adonai Sabaoth (il volto vindice del Dio di’Israele). Ma Erode insiste nel crimine, nonostante la decisa predicazione di Giovanni, detto il Battista, che lo invita al pentimento e a ripudiare Erodiade. Alla fine, spinto da Salomè, figlia di Erodiade, decide prima di imprigionare, poi di far decapitare Giovanni. Da quel momento, Erode rivede l’effige giovannea persino in Gesù, e teme che nuovi disordini possano indurre Cesare a togliergli il bramato regno. Convocato, anni dopo, a Roma, mentre pregusta l’elevazione in Senato a Re dei Giudei, viene di contro esiliato da Caligola in Gallia; l’Imperatore romano intende così sbarazzarsi di un personaggio scomodo che, secondo alcune fonti, avrebbe persino pensato ad una cospirazione contro Roma. È dalle nebbie della Gallia, dove Erode è confinato che prendono forma i mostri della sua follia.

Leonardo Seidita
in
LA FOLLIA DI ERODE
Dramma sacro di Marco Maria Renda

REGIA DI GIACOMO BONAGIUSO

con
Vita Di Stefano
Nicola Marchese
Benito Frazzetta
Salvino Russo
Roberto Barone
Vitalba Ingrasciotta
Vitalba Sciacca
Federica Bucca
Federica Ditta
Valentina Di Salvo
Lucrezia Pace
Letizia Calcara
Alessia Torino

Costumi di DAMARIS MARINO
Macchina scenica di NICOLA MARCHESE
Luci di DAMIANO BIANCO
Progetto sonoro di ANTONELLO BIANCO