Nell’ambito di Gibellina Capitale dell’arte contemporanea, dal 1° agosto prenderà il via la residenza artistica di Giorgio Andreotta Calò, realizzata in collaborazione con l’Accademia di Belle Arti di Venezia e con la Fondazione Bonotto. Andreotta Calò, veneziano, intreccia arte contemporanea, tradizione rituale e memoria collettiva continuando a generare nuove forme di immaginazione e partecipazione. Prendendo avvio da una riflessione sulle azioni di riparazione e rilettura critica dell’opera di Alberto Burri, la residenza “Ricucire” trasforma il territorio del Belice in uno spazio di attraversamento fisico e simbolico, capace di connettere la ferita del terremoto del 1968 con le prospettive di rinascita culturale della città. Distinta in due momenti, l’azione artistica comincia con “Ricucire”, il laboratorio in programma dall’1° al 14 agosto, per culminare con “ViaItria”, l’azione pubblica che si svolgerà tra il 15 e il 16 agosto.
Al centro dell’iniziativa vi è la realizzazione di un nuovo prisente, il tradizionale drappo cerimoniale legato alla festa religiosa di San Rocco e, negli anni dell’amministrazione di Ludovico Corrao, commissionato a grandi artisti come: Pietro Consagra (1984), Alighiero Boetti (1985), Sami Burhan (1986), Carla Accardi (1987), solo per citarne alcuni.In continuità con questa tradizione, durante le due settimane di residenza un gruppo di studenti del corso di scultura dell’Accademia di Belle Arti di Venezia guidato da Giorgio Andreotta Calò lavorerà alla creazione di un nuovo prisente, realizzato in collaborazione con le maestranze locali dell’associazione Artensis e la supervisione della maestra ricamatrice Maria Mercante, e grazie alla collaborazione con Fondazione Bonotto.
Il 15 agosto, alla vigilia della festa di San Rocco, i partecipanti partiranno dalla chiesa madre di Ludovico Quaroni per raggiungere, a piedi, il Grande Cretto. Una volta giunti a destinazione, “abiteranno” simbolicamente il luogo per tutta la notte, trasformando il prisente in uno spazio di sosta e di condivisione. All’alba del giorno successivo il gruppo intraprenderà il cammino di ritorno verso Gibellina Nuova, per unirsi infine alle celebrazioni cittadine del 16 agosto,durante le quali il manufatto verrà portato in processione e lasciato in dono alla città. «Sulla superficie del prisente è ricucita la via geografica che collega la città di Gibellina Nuova con le macerie coperte dal cretto di Burri, un viaggio verso questo epicentro ed un ritorno nel nuovo logos, itinerario circolare che amplifica la dimensione trasformativa del rito dove a modificarsi è la percezione e la coscienza dei partecipanti che si fanno portatori di memoria e custodi di un cambiamento», spiega Giorgio Andreotta Calò.

Giorgio Andreotta Calò.












