Bruciati vivi.

E’ la fine che hanno fatto tre cuccioli all’interno di una vetreria abbandonata, nei pressi dell’Istituto Magistrale di Castelvetrano.

Valentina, animalista della Laica, era andata a controllare, come faceva spesso, se gli animali stessero bene. Ma le si è presentato uno scenario raccapricciante: i cagnolini erano rannicchiati uno accanto all’altro, parzialmente carbonizzati; la scatola di cartone che li conteneva, in cenere.

I cuccioli non erano stati portati in canile a causa della quarantena. Un isolamento che non ha riguardato soltanto alcune sezioni della struttura municipale, ma il canile per intero, in ogni suo spazio. Alla base di questa scelta, ci sono più di 20 animali morti di gastroenterite perché l’Azienda Sanitaria Provinciale da due mesi non forniva i relativi vaccini.

Senza vaccini da parte dell’Asp e senza i dovuti adeguamenti strutturali da parte del Comune, il canile non ci ha messo molto a diventare un luogo dove i cani hanno quasi più probabilità di morire rispetto all’esterno.

In questo caso però, paradossalmente, anche se salvati dalla gastroenterite, questi cuccioletti sono andati incontro ad una morte peggiore, attraverso il virus più cattivo di tutti: l’uomo.

Senza contare che nel giro di pochi mesi, molti cani sono stati uccisi nei modi più disparati: dal cibo con pesticidi alle polpette con vetro triturato, dalle fucilate al fuoco.

Intanto l’attività dei volontari dell’associazione Laica, che cogestiscono il canile insieme ad Asp e amministrazione comunale, è da un po’ di tempo diventata una corsa ad ostacoli, in cui si cerca di fare l’impossibile, in condizioni quasi proibitive.

Si spera almeno che chi è nelle condizioni di fare il possibile (o il dovuto), lo faccia.

Egidio Morici