Gaspare-Di-Stefano-attoreDopo il grande successo al Teatro dei Contrari di Roma, torna in Sicilia, lo spettacolo “Come Fratelli”.

L’autore del testo, Giovanni Libeccio e l’attore castelvetranese Gaspare Di Stefano andranno in scena, questa sera, giovedì 27 dicembre alle ore 21,15, presso il Teatro Comunale di Custonaci.

La banalità del male

Ho pensato a costruire la messa in scena di “Come fratelli” seguendo l’istinto del teatro, il suo gioco manifesto ed occulto che realizza tessiture a partire da semplici spifferi. Non ho mai condiviso l’idea che la mafia fosse soltanto una specie di “gramigna campestre”: forse come gramigna campestre essa è nata, ma la sua dilatazione contemporanea la rende appieno, semmai, un mostro dal colletto inamidato. In campagna, nella periferia, dove il senso della rappresentazione è ancor più scandaloso, resta il sapore mieloso della mafia, quell’aura che i telefilm contemporanei non smettono di consacrare, quell’insopportabile “moviola” che rallenta le pallottole, gli accasciamenti, le urla, il botto del tritolo. Ma è proprio quell’aura emulativa che mi ha sorpreso nella sua semplicità; la banalità del male è tutta racchiusa in questo gioco fascinoso, per i giovanotti senza lavoro e senza fondamenti etici, che ti toglie dall’incerto dei tempi per consacrarli “’ntisi”. Da lì la deriva l’infame mattanza delle parole siciliane: “onore”, “rispetto” che sono espropriate alla loro connotazione semantica, per diventare “ferite”. La mafia ha rubato alla Sicilia le sue parole tipiche, ammorbandole. Le ha rubato la voglia di correre, e l’ha resa più lenta e più pesante, un carrozzone. Le ha lasciato il sole, l’amore, l’idioma; però a patto che si resti nel cerchio del sole, dell’amore, dell’idioma, come fanno i filmetti, appunto.

“Come fratelli” ha l’inusuale pregio di parlare come i ragazzini parlano, di biciclette, di femmine bone, di giri sulle jeep, senza svuotare nei rallenty la banalità mafiosa, ma anzi rendendola icastica, potente. Insomma, parla del fascino del male, a partire da quella banalità assoluta che il male, purtroppo, ha in sé ( sarà per questo non riesci a fartene anticorpi: il male è così banale da sfondare dentro). “Come fratelli” non parla di una mafia politica, di una mafia territoriale, ma disegna una storia a partire da due “carusi” che, per opposte vicende, di mafia si trovano a vivere e morire.

La mafia “nica” del fascino adolescenziale, quella mi è piaciuto assai rappresentare; la mafia nicaredda che ti fotte senza sembrare un cancro, ma solo un colpo di sole; la mafia banale, che t’ammazza mentre credi di aver ritrovato un fratello.
Giacomo Bonagiuso

La trama
Come Fratelli parla di mafia; la mafia che nasce nell’animo di ragazzi di paese che vedono nel Boss, nel Capo, nel Don riverito e temuto una sorta di modello degno di emulazione e reverenza. Come Fratelli racconta la storia di due ragazzi; il primo, Andrea, figlio di un capo-mafia morto ammazzato per aver tentato la scalata in una lotta tra famiglie, è costretto all’espatrio per aver visto “troppo” la notte dell’assassinio. L’altro, Salvo, l’amico d’infanzia che, pur nato in una famiglia per bene, subisce il fascino di Don Carlo sin dalla tenera età, il fascino di un uomo rude ma apparentemente “generoso” che, anche da morto, continua ad esercitare un enorme potere di seduzione sulla sua mente. Mentre Salvo intraprende la strada orribile della “mafiosità”, proprio nelle file della famiglia “vincente”, Andrea medita di ritornare a casa, dopo 15 anni di “esilio” in Olanda e di sfidare, quindi, il divieto mafioso. A “vigilare” su quel “divieto”, però, è stato destinato dal nuovo “Don” proprio Salvo, “come un fratello” per Andrea…

Infoline: gbonagiuso@gmail.com – 347/4587137

CUSTONACI “TEATRO COMUNALE”
27 DICEMBRE 2012 – ore 21.15

Associazione Teatro Libero
in collaborazione con
Akkademia “Ferruccio Centonze”
del Teatro Selinus di Castelvetrano

COME FRATELLI
storie di ordinaria mafia
di G. Libeccio
con Gaspare Di Stefano e Giovanni Libeccio

Regia di Giacomo Bonagiuso
scena di Nicola Marchese
Luci di Benito Frazzetta
Trucco di Vita Di Stefano
Costumi di Damaris Marino

AUTORE.