chiusura centri accoglienzaLo scorso 28 Febbraio, sono stati chiusi i centri di accoglienza per rifugiati politici “di secondo livello” che ospitavano migranti, forniti del permesso di soggiorno per motivi umanitari.

Il piano di emergenza, che riguardava principalmente i popoli del Nord Africa, era terminato lo scorso 31 Dicembre, ma il Governo aveva deciso una proroga, una sola, di due mesi.

Rimane operativo solo il centro di Salinagrande, alle porte di Trapani, non rientrante nell’ordinanza O.P.C.M. 3933 dell’aprile 2011, in quanto Centro di Accoglienza richiedenti asilo di cui al D.Lgs. n.140/2005.

Si tratta di circa 13 mila persone. Per ognuna di loro ci sarà una ‘buonuscita’ di 500 euro, come stabilito dal ministero dell’Interno.

Coinvolta anche “La Locanda”, di contrada Latomie a Castelvetrano, dalla quale sono partiti in 36, tra uomini e donne, che provenivano da Nigeria, Burkina Faso, Mali e da altri Paesi africani.

La “Connecting people”, con­sorzio di cooperative sociali impegnate in tutta Ita­lia al servizio degli immigrati, verso la fine di febbraio aveva evidenziato:

– l’impossibilità in poco più di una settimana di informare in modo adeguato tutti gli ospiti (per Connecting People circa 800 in tutta Italia di cui 400 in Piemonte) di quanto riserva loro il futuro e di provvedere a tutte le operazioni burocratiche richieste (titolo di viaggio, carta di identità, bonus economico di uscita);

– la poca chiarezza sulle modalità di gestione dei casi vulnerabili su cui la Circolare non contiene alcuna indicazione;

– la mancanza assoluta di indicazioni circa il trattamento di quei casi che non sono formalmente vulnerabili, ma che nei fatti sono da trattare in tal modo. Si cita a titolo esemplificativo la presenza numerosa nei centri di grandi e piccole dimensioni di famiglie con bimbi neonati o in tenera età che nel rispetto della Circolare dovranno essere allontanate dai centri e entro il 28 febbraio diventare completamente autonome;

– la mancanza assoluta di indicazioni circa il trattamento delle decine di situazioni in cui le persone hanno avviato percorsi di formazione e di inserimento nel mondo del lavoro che verranno troncati in assenza di assistenza, determinando la perdita delle risorse sin qui investite.

In un comunicato del consorzio, il cui presidente è il castelvetranese Giuseppe Scozzari, si legge inoltre:

In queste condizioni gli enti si trovano nell’impossibilità di garantire una soluzione ordinata della fine dell’emergenza e richiedono al Ministero: di ripensare i tempi di uscita in modo da evitare o ridurre l’ingenerarsi di probabili problemi di ordine pubblico; di negoziare tali tempi nei tavoli da istutuirsi con gli enti gestori e i comuni interessati per definire i tempi e modi degli interventi volti a tutelare sia i vulnerabili che le situazioni di evidente fragilità.