foto di Tiziana Nicoletti

Sono una decina, se non di più, i frantoi che ogni anno aprono i battenti e accolgono quintali di olive destinate alla produzione di olio extra vergine di oliva. Un olio così naturale da sembrare smeraldo, nel colore, da profumare l’aria nei dintorni di questi imponenti caseggiati – i frantoi – da farsi assaporare, a filo, sul pane nero di Castelvetrano.

Nella provincia di Trapani, a pochi passi da un mare da bere – San Vito lo Capo ne è dimostrazione – e da una delle aree archeologiche più note in Sicilia – il parco archeologico di Selinunte – la valle del Belice si estende tra ettari di terreno coltivati ad ulivi, tra cui il nocellara oggi marchio D.O.P., che raccolgono, unite nelle intenzioni, le diverse frazioni di questa valle: Castelvetrano, Partanna, Gibellina, Camporeale, Santa Ninfa, Salemi, alcune delle cittadine che l’olio extra vergine d’oliva, il gusto vero di un cibo così pregiato, lo conoscono da sempre.

Ogni anno, dall’inizio di novembre, è possibile fermarsi sulla soglia di uno di questi caseggiati e contrattare il prezzo dell’olio direttamente dagli agricoltori. Loro, i produttori, si rivolgono al frantoio per lavorare le loro olive, ricavare l’olio, vendono poi al frantoio stesso l’eventuale esubero d’olio (quello non utile alle loro strette necessità e che resta invenduto alla clientela diretta) e perfino la sansa – materiale di esubero della lavorazione delle olive, che non si scarta viene invece destinato ad ulteriori lavorazioni. I frantoi macinano olive giorno e notte, ininterrottamente dall’inizio della raccolta fino all’ultima stilla, mentre i produttori portano lì il frutto del loro lavoro, mostrano orgogliosi il processo di lavorazione, raccontano di una vita dura eppure la voglia di non perdere le tradizioni, di tramandare il gusto vero di un condimento che talvolta diviene companatico: ottimo l’olio a crudo direttamente sul pane, per un pasto frugale e nutriente.

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foto di Tiziana Nicoletti