Non capita, per fortuna, tutti i giorni che i carabinieri si ritrovano a ricevere una chiamata d’aiuto di una persona che vuole suicidarsi. Da un lato del telefono c’è la disperazione, le difficoltà che spesso inducono a pensare di fare insani gesti. Chi solo già pensa di uccidersi, è in una situazione difficile, drammatica. Dall’altro lato del telefono c’è poi un carabiniere che risponde e si sente dire: «Voglio farla finita, mi sparo». Questo è successo qualche giorno fa a Castelvetrano, ma tutto, per fortuna, ha avuto un lieto fine.

La storia è questa: un uomo di Castelvetrano manifesta l’intenzione di suicidarsi. Chiama al telefono i carabinieri, è disperato e vuole uccidersi con la pistola legalmente detenuta. Il militare dell’Arma che risponde dalla centrale non ha neanche il tempo di chiedergli dove si trova che l’uomo riaggancia. Scatta così la corsa per trovarlo, perché bisogna salvarlo. Si attiva un gruppo di militari, alcuni di loro sono fuori servizio. Nel giro di qualche minuto riescono a localizzare da dove è arrivata la telefonata. L’uomo è in aperta campagna con la sua macchina, nel territorio di Castelvetrano. Lo raggiungono e iniziano a parlare con lui. Sono momenti difficili, pieni di tensione ma bisogna farlo desistere dall’insano gesto.

Il loro trovarsi a fianco a quell’uomo in difficoltà ha fatto emergere il tratto umano di ogni carabiniere, oltre la divisa. Sono passati quasi quaranta minuti da quando sono lì a parlare con l’uomo. Alla fine riescono a farlo desistere dal suicidarsi. È già notte. E il ritorno in caserma è tra le lacrime. Quando la città dorme e una vita umana è stata salvata.

foto. Carabinieri.it