Sono finiti anche i lavori per bonifica e dragaggio del porto di Marinella di Selinunte sotto la lente di ingrandimento della magistratura che stamattina ha disposto l’arresto di Giancarlo Teresi, dirigente regionale del dipartimento delle infrastrutture e mobilità della Regione Siciliana. Teresi avrebbe fatto avere lavori a una società di un mafioso in cambio di soldi. I magistrati lo accusano di corruzione aggravata dall’aver favorito Cosa nostra, e in particolare il boss di Favara Carmelo Vetro, finito in carcere anche lui. Secondo l’accusa, per anni Teresi avrebbe «asservito la propria funzione» agli interessi privati del boss di Favara, in passato condannato per mafia a 9 anni con sentenza ormai definitiva, ricevendo in cambio diverse tangenti. Solo tra marzo, luglio e agosto dello scorso anno sarebbero tre le dazioni di denaro accertate.
Sotto la lente di ingradimento, dunque, sono finiti i lavori del porto di Marinella di Selinunte ma anche di Scicli-Donnalucata e Terrasini. Teresi avrebbe sistematicamente sponsorizzato e favorito la società gestita occultamente da Vetro, la “Ansa Ambiente s.r.l.”, che si occupa di intermediazione e commercio di rifiuti. Il dirigente, attraverso gli accordi corruttivi, avrebbe permesso a Vetro di bypassare l’ostacolo rappresentato dalle misure di prevenzione subite e la normativa in materia di interdittiva antimafia consentendogli di svolgere di fatto l’attività imprenditoriale «in un settore delicatissimo, quale quello dei rifiuti, guadagnare denaro e prestigio negli ambienti criminali», anche alla luce dei suoi rapporti con personaggi come Giovanni Filardo, cugino di Matteo Messina Denaro.











