Guarda la macchina da cucire che è sistemata all’angolo della sala da pranzo: «Tornerò a realizzare qualche vestito per le mie nipoti, datemi il tempo di rialzarmi…». Sorride Agata D’Agostino, 75 anni, che è tornata da appena due giorni da Palermo a Castelvetrano, dopo avere vissuto l’esperienza del Covid-19. Lei, come l’altro castelvetranese Nicola Orlando (attualmente ancora positivo), ha contratto il virus per caso. Il ricovero a “Villa Eleonora” per un intervento urgente in seguito a un infarto e poi, tutto d’un tratto, la “convivenza” col Covid.

È il 19 marzo, la signora D’Agostino accusa dolori al petto, chiama la nuora Rosa che subito capisce. L’anziana viene trasportata all’ospedale di Castelvetrano, poi il trasferimento a Sciacca e, infine, a Palermo per l’intervento. Il 23 marzo la signora entra in sala operatoria; ci rientrerà, la notte stessa, per una piccola emorragia. Il decorso ospedaliero scorre senza intoppi. Sino al 9 aprile: «Signora dobbiamo trasferirla – spiega Agata D’Agostino – ma sino a quel momento nessuno mi aveva detto di essere positiva al Covid-19». In ambulanza l’anziana – che nel frattempo è asintomatica – verrà portata all’ospedale Cervello, da dove, due giorni fa, è uscita guarita.

68 giorni lontana dalla famiglia, «questo è quello che più mi ha pesato durante tutto questo tempo», spiega emozionata la signora D’Agostino. Il solo contatto telefonico, la paura di non farcela e di non vedere più il suo unico figlio, sua nuora, le sue nipoti. Bastano pochi minuti dentro casa sua per scoprire qual è il rapporto che la lega con tutto il resto della famiglia. «È tutt’altra cosa vivere questa situazione, piuttosto che sentire cosa ci raccontano i telegiornali – spiega il figlio Giuseppe Collica – per noi è stato un momento davvero difficile».

Il tempo della ripartenza è iniziato due giorni fa, quando la signora è stata accolta con un benvenuto festoso a Castelvetrano. «Ho ancora difficoltà ad alzarmi perché per l’operazione chirurgica è stato necessario intervenire dalla vena di una gamba, ma presto mi rialzerò». Sarà quello il tempo di tornare a cucire, così come ha fatto negli ultimi 14 anni. A casa sua, tra i suoi affetti più cari. E coi ricordi ancora vivi di un virus invisibile e di quelle lunghe giornate in ospedale in attesa di vincere la battaglia contro di lui.