Il tribunale di Marsala ha depositato le motivazioni della sentenza di condanna di primo grado a 15 anni del dottor Alfonso Tumbarello. A sei mesi esatti dalla pronuncia della condanna, i giudici della sezione penale del Tribunale – presidente Vito Marcello Saladino, a latere Francesca Maniscalchi e Massimiliano Alagna – hanno depositato le motivazioni. Tumbarello, arrestato giorni dopo che il latitante venne catturato, era accusato di aver curato Matteo Messina Denaro con l’alias di Andrea Bonafede (classe ’63). Così come riporta oggi il quotidiano La Sicilia le motivazioni, raccolte in 100 pagine, ricostruiscono meticolosamente la storia che mette insieme il medico Tumbarello con Messina Denaro. Il medico non visitò mai quell’Andrea Bonafede che aveva prestato l’identità al latitante, e che dalle cartelle sanitarie risultava essere stato sottoposto a interventi chirurgici invasivi. Si limitava a preparare i documenti richiesti per consegnarli a un altro Andrea Bonafede (classe ’69), senza preoccuparsi del perché non veniva il vero intestatario a ritirare le ricette.
Per i giudici – così come scrive La Sicilia – Tumbarello «non è estraneo all’escamotage fraudolento utilizzato per consentire l’accesso alle cure in regime di falsa identità al latitante Messina Denaro Matteo». Il tribunale ha valutato la posizione di Tumbarello citando l’episodio dell’incontro nel suo studio medico tra Salvatore Messina Denaro, fratello del boss, e l’ex sindaco di Castelvetrano Tonino Vaccarino, avvenuto nel 2004. Il fatto che Vaccarino si rivolse a Tumbarello per i giudici è la prova che si sapeva della sua “comunanza” con i Messina Denaro, «una prossimità fiduciaria col circuito relazionale riconducibile ai Messina Denaro».

Il medico Alfonso Tumbarello.










