Per gli 80 anni dell’Autonomia Siciliana, che fa dell’Isola una Regione a statuto Speciale, l’Assessorato dei Beni Culturali e dell’Identità Siciliana ha patrocinato il progetto di Giacomo Bonagiuso “Lingua e Autonomia” (seconda edizione) che quest’anno ha eletto come Scuola polo l’Istituto di Istruzione Superiore “Francesco Ferrara” di Mazara del Vallo.

Il progetto prevede la partecipazione attiva degli studenti che per espressa volontà della Dirigente, prof.ssa Maria Luisa Asaro, hanno seguito un percorso tematico intra-curriculare di avvicinamento agli eventi proposti, padroneggiando le tematiche storiche connesse alle “luci e ombre” dell’Autonomia Siciliana, che apre enormi spiragli alla Terra Sicana ma che ha, negli anni, impattato con ritardi e non attuazioni che talvolta ne hanno ridimensionato la portata originaria.

Il progetto prevede due giornate dedicate al tema, entrambe svolte presso l’Auditorium, “Dante Alighieri”:

la prima, il 14 maggio con inizio alle ore 11, con il talk “Luci ed ombre dell’Autonomia e dell’anima siciliana” che sarà coordinato dal giornalista Angelo Barracco e che vedrà come illustri ospiti: il prof. Pasquale Hamel (già direttore del Museo del Risorgimento), l’on.
Nuccio Carrara (già Sottosegretario di Stato per le Riforme), Fabrizio Fonte (giornalista, attualmente sindaco di Custonaci), oltre all’ideatore del progetto Giacomo Bonagiuso e al Maria Luisa Asaro, Dirigente dell’IIS “Ferrrara” che partecipa all’iniziativa anche con i Servizi per l’Enogastronomia Alberghiera. Il talk prevedrà la partecipazione attiva dei giovani coinvolti nel progetto.

– la seconda, il 15 maggio, con inizio alle ore 11, con lo spettacolo “Arabi di Sicilia: storie, suoni e radici dell’Isola che parlava arabo e parla ancora siciliano”, di e con Libero Reina e la partecipazione delle “Athene Noctua”. Al termine dello spettacolo sarà previsto un
incontro con l’artista per discutere degli spunti e delle suggestioni linguistiche connesse alla performance.

«Ignazio Buttitta – spiega Giacomo Bonagiuso – ripeteva che le catene dell’oppressione da sole non rendono schiavo un popolo; per sottomettere davvero un popolo bisogna privarlo della sua lingua, la lingua madre, la lingua con cui pensa, in prima battuta, e che ancora oggi resta legata alla gioia, o all’ira, all’esclamazione o alla maledizione, ovvero ai momenti più sinceri e potenti del
nostro sentire. Un tempo la scuola correggeva il siciliano come correggeva il mancinismo. Poi sono venuti gli anni del folklore in cui quasi tutto è sicilianizzato: bar, ristoranti, sale di ricevimento, siti web. Dall’eccesso della privazione alla esposizione turistica, senza mai interrogarsi a fondo sul legame tra lingua e autonomia, tra capacità di rendere la nostra lingua arcaica “viva e futura”, e
capacità di pensarci come diceva Bufalino “isola a sé”. Per questo motivo ogni anno, il 15 maggio, continueremo il nostro progetto migrante per discutere con le nuove generazioni di questo profondo legame e della potenza inespressa dell’’Autonomia».

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