Quando si parla di politica, anche nelle più semplici azioni conseguenziali derivate da accordi nazionali di coalizione, Campobello di Mazara ha fatto sempre caso a sé. Non per nulla è stata sempre definita una comunità “laboratorio politico”, dove si sperimentano accordi trasversali, fuori gli schemi consueti di coalizioni di partito – di centro sinistra o di centro destra – e dove le sorprese non mancano mai. È successo pure per il referendum costituzionale, perché tra i 25 Comuni della provincia di Trapani, Campobello di Mazara è stato l’unico dove ha vinto il sì. Alle urne si sono recati 3.696 votanti su 8.450 aventi diritto al voto e il risultato dello spoglio ha messo avanti il sì con 56,01%, contro il 43,99% del no. Ben 13 punti percentuali di distacco, non bezzecole. Un risultato “stonato” in mezzo a una provincia che ha chiaramente detto no alla riforma costituzionale. Finanche Custonaci, amministrata da Fabrizio Fonte di Fratelli d’Italia (partito della premier e sostenitore della riforma) si è espressa a favore del no col 56,51%. A Campobello di Mazara, invece, ha vinto il sì. E verrebbe da dire: dove sono finite le forze di centro sinistra? Il Partito democratico? Il movimento dei pentastellati? Insomma tutti coloro che, a livello nazionale, hanno spinto per il fronte del no, sugellato poi dal risultato delle urne a furor di popolo. Dove è finita la politica discussa, fatta di confronti democratici tra maggioranza e opposizione su temi e programmi? Dove sono i partiti? Oggi, più che mai, queste domande avrebbero bisogno di risposte concrete per un paese alla vigilia di elezioni amministrative per eleggere sindaco e consiglio comunale.

Piazza ex mercato a Campobello di Mazara e sullo sfondo la torre dell’orologio, uno dei monumenti della città.

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