Il programma “Portami il futuro” di Gibellina Capitale spazia anche sul territorio della provincia di Trapani. Dal 28 marzo al 31 maggio la Cittadella dei Giovani di Alcamo ospiterà una nuova tappa di “Generazione Sicilia. Collezione Elenk’art”. Curata da Alessandro Pinto e Sergio Troisi, la mostra mette in dialogo le ricerche delle artiste Loredana Longo (Catania, 1967) e Francesca Polizzi (Palermo, 1988) all’interno di uno spazio che il Comune ha dedicato interamente ai giovani, pensato per coltivare inclinazioni verso l’arte, la musica e la scienza al di là dell’attività scolastica. La mostra Generazione Sicilia. Collezione Elenk’art, inaugurata a Gibellina lo scorso gennaio, presenta fino al 10 maggio al MAC – Museo d’Arte Contemporanea “Ludovico Corrao” una selezione di opere della Collezione Elenk’art e, nell’ex chiesa di Gesù e Maria, un intervento installativo di Daniele Franzella.

L’esposizione di Alcamo mette in dialogo, negli spazi dell’ex mattatoio e dell’autoparco comunale, oggi sede della Cittadella, le pratiche di Longo e Polizzi, articolando una riflessione sul conflitto, sulla memoria e sulla trasformazione della materia come spazio politico e simbolico. Pur appartenendo a generazioni diverse, le due artiste condividono un approccio alla materia come campo di tensione, in cui gesti, processi e segni rivelano dinamiche profonde legate alla storia, al potere e alla dimensione intima dell’esperienza.

Loredana Longo, nel progetto “It’s not yet dark / Non è ancora notte fonda”, affronta il conflitto sociale, storico e personale attraverso materiali e processi segnati da una tensione distruttiva implicita. Parole e simboli del potere, come “Victory” o frasi di leader occidentali impresse a fuoco su tappeti di manifattura orientale, vengono svuotati della loro retorica e restituiti come tracce di una ferita. Attraverso interventi che incidono, bruciano o spezzano la materia, l’artista mette in scena la frattura tra spazio pubblico e dimensione privata, tra protezione e minaccia, rivelando le tensioni che attraversano il nostro immaginario politico e culturale.

Francesca Polizzi, con il progetto “Beringia”, sviluppa, invece, una ricerca fondata su pratiche di trasformazione e trasferimento materico. Materiali come lana, cera, colofonia e resina diventano il punto di partenza per costruire corpi scultorei instabili, attraversati dalla memoria dei gesti e dei processi che li hanno generati. Le opere mettono in tensione organicità e struttura, permeabilità e contenimento: esostrutture metalliche, dispositivi e architetture riconfigurate intervengono come elementi di sostegno e costrizione, definendo equilibri precari tra visibilità e inaccessibilità, resistenza e vulnerabilità.

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