ato rifiuti trapani castelvetranoTroppe tasse, troppi costi, troppe assunzioni. E la Corte dei Conti boccia le ATO.
Politica, clientelismo e soldi pubblici ancora una volta si sono dimostrati un trinomio devastante, in grado di produrre buchi di bilancio spaventosi ed inefficienze tali da trasformare in ordinario lo straordinario, in difficoltà l’emergenza, in priorità l’allarme.

Ma andiamo per ordine..

Una sola azienda che si occupi della raccolta dei rifiuti in più comuni non può che convenire. Una società esterna per una decina di comuni comporta l’aumento dell’utenza e la diminuzione dei costi.

Bene, ecco l’ATO: Ambito Territoriale Ottimale.
Ottimale si fa per dire. Infatti in pochi anni, tra stipendi per gli amministratori, viaggi di rappresentanza, consulenze esterne e miriadi di assunzioni dispensate dai politici agli amici degli amici, il sistema implode.
Addirittura alcune ATO siciliane sono state anni senza lavorare, producendo cumuli di rifiuti sulle strade e montagne di debiti sui bilanci.

Un esempio tra tutte, la Belice Ambiente S.p.A. nella valle del Belice che, dal 2003 al 2004 riesce ad andare in rosso di quasi 700.000 euro, senza raccogliere un solo sacchetto di spazzatura, ma spendendo in un solo anno 93.000 euro di consulenze esterne, viaggi e spese di rappresentanza.
E l’immondizia?

La raccoglie un’altra società, profumatamente pagata dai vari comuni. Praticamente, i cittadini si sono ritrovati a pagare i debiti di una società che non lavora e i costi di un’altra che sopperisce alle inefficienze della prima.
Come se non bastasse, Totò vasa-vasa, allora presidente della regione Sicilia e commissario straordinario, decide illegittimamente di affidare alle varie S.p.A. (e non ai comuni) il potere di determinare le tariffe.
A questo si è aggiunta una valutazione sbagliata dei metri quadri dei locali interessati alla tariffa ed ecco che qualche anno dopo siamo finiti a “Mi manda Rai3”, dove un frettoloso conduttore passa ad un altro caso proprio quando le cose cominciano a farsi interessanti. Ma si sa, sono i tempi della televisione.
Di certo però qualcosa era andato storto.
E per evitare che la cosa potesse ripetersi ecco pronto un bel “comitato intercomunale di controllo”.
Peccato però che i componenti di questo comitato fossero gli stessi azionisti della Belice Ambiente S.p.A. che, seduti al tavolo dei soci prendono le decisioni (senza per altro sentire i rispettivi consigli comunali) e poi, dall’ufficio del comitato, fanno i controllori di se stessi.


Ma quale azienda privata seria rimarrebbe in piedi dopo tutto questo?
Eppure, dopo una piccola ripulita, la riduzione degli amministratori da sette ad uno e l’avvio della raccolta differenziata porta a porta nei comuni più piccoli, ecco che la Belice Ambiente SPA diventa tra le più virtuose della Sicilia, con percentuali di raccolta differenziata da nord Europa.
Chi lo dice? L’ufficio stampa della stessa Belice Ambiente. Un po’ come essere informati sul delitto di Cogne attraverso i comunicati del papà della Franzoni.

In pratica, una maggioranza silenziosa (e disinformata) di cittadini, non partecipando a ricorsi di massa, ha evitato che la Belice Ambiente andasse in dissesto finanziario, permettendone la sopravvivenza fino ad oggi. A rischiare di vanificare l’opera missionaria di ignari cittadini, paradossalmente potrebbe essere il nuovo governatore della Sicilia Lombardo che, riducendo le ATO, costringerebbe i comuni a ripianare i debiti.
I comuni potrebbero non farcela (oggi più che mai, senza le entrate ICI tolte da Berlusconi). Cosa succederà?
Niente paura, il sud è il luogo giusto dove i problemi possono essere trasformati in risorsa. Basterà creare un fondo regionale al quale i comuni in difficoltà potranno attingere ed ecco che i più disastrati diventeranno quelli più fortunati.

Intanto siamo andati a farci spiegare un po’ di cose da un avvocato della Federconsumatori della provincia di Trapani, John Li Causi che ha curato diversi ricorsi, sempre con esiti positivi.

Egidio Morici
www.500firme.it