Valerio Massimo ManfrediIl libro è una finestra sul mondo, una finestra che non conosce confini ne tempo, una sorta di cancello che ci permette tramite una semplicissima lettura di varcare e superare i limiti spazio temporali.

Attraverso un libro ci si può spostare nel giro di pochi secondi dall’altra parte del mondo in un epoca lontanissima dalla nostra, vivendo esperienze incredibili conoscendo usi e costumi di popoli ormai scomparsi oppure ci si può proiettare nel futuro immaginando quale potrà essere il mondo di domani, il tutto rimanendo comodamente seduti!

In quest’altra pagina di I Love Reading, non ci recheremo dall’altra parte del pianeta rimanendo ancora una volta ancorati nella nostra cara terra isolana (non è detto che le nostre recensioni tratteranno esclusivamente temi impostati sulla Trinacria) lasciandoci trasportare nella notte dei tempi dalla meravigliosa penna di Valerio Massimo Manfredi.

Sono trascorsi quasi 2500 anni da quando nel 412 a.C. il famoso Dionisio (o Dionigi) divenne il famoso tiranno, che sarà ricordato attraverso i millenni come il primo che cercò di unificare la Sicilia sotto un’unica bandiera (immolando nel nome di questo nobile ideale anche la propria reputazione che , attraverso i secoli sarà ricordata come quella del tiranno), cercando di fare fronte comune contro il nemico cartaginese che alle porte della grande Siracusa metteva a ferro e fuoco le grandi città elleniche a cominciare dalla grande Selinunte.

Ed è proprio con la distruzione di Selinunte che si apre questo grande romanzo che porta come titolo “Il Tiranno” con cui il grande Valerio Massimo Manfredi ci rapisce in una lettura da cui è impossibile allontanarsi, tramite la penna dello scrittore ci si può immergere in quella terribile realtà che improvvisamente coinvolse i nostri antenati, si possono sentire il clangore delle battaglie, i suoni, le urla dei feriti e il crepitio del fuoco distruttore, le emozioni dei protagonisti diventano quelle del lettore, che una volta tanto sta dalla parte di colui che a torto o a ragione venne definito un tiranno.

Abbiamo già parlato del pericolo che incombe sulla grande democrazia siracusana, un pericolo la cui avanzata viene favorita da una serie di contrasti tra le varie fazioni politiche presenti nelle istituzioni del tempo, che si danno battaglia verbale incerti se inviare o meno rinforzi a Selinunte perdendo tempo preziosissimo e favorendo in tal modo la distruzione di numerose grandi città, che una dopo l’altra cadranno sotto il maglio impietoso delle armate cartaginesi, mentre nelle linee siracusane una presenza oscura dapprima sarà d’intralcio al protagonista, ma in seguito a determinate vicende giocherà a favore del suo progetto patriottico, una sorta di grande famiglia (mafia ante litteram?), una corporazione che riesce ad infiltrarsi all’interno delle strutture democratiche fungendo da perno nell’evolversi del progetto di Dionisio di Siracusa la cui realizzazione seguirà alterne vicende andando poi incontro ad destino beffardo.
Ma da allora che cosa veramente è cambiato nella gestione delle società democratiche? Le pericolose lungaggini, gli inutili contrasti delle varie fazioni (o partiti) oggi come allora frutto di menti perverse e poco inclini al bene comune, o frutto indesiderato ed inevitabile del sistema? E la mafia, è una pesante eredità della storia?
Queste sono domande che sembrano nascere spontanee nel corso della lettura, domande che sembrano provenire dal più profondo dell’animo dell’autore e a cui il lettore, tramite la lettura di questo splendido romanzo (forse) potrà dare la risposta più esauriente.

(Filippo Marino)