Per la verità non sappiamo se ci torna davvero: se ne sta da alcuni anni tranquillo, in Australia, non sappiamo che attività svolga per mantenersi, a meno che non disponga di parte dell’immenso patrimonio lasciatogli dal padre, in gran parte sequestrato.

Vito Badalamenti, 55 anni, figlio del defunto boss di Cinisi don Tano era libero, ma latitante, adesso è solamente libero. Era inserito nella lista dei dieci latitanti più pericolosi d’Italia , stilata dal Ministero degli Interni, non si sa in base a quali criteri, dopo la condanna, a sei anni, per associazione mafiosa, a seguito del processo maxi-quater , l’ultimo dei giudizi istruiti dal pool di Falcone, Borsellino e del giudice istruttore Leonardo Guarnotta, oggi presidente del tribunale di Palermo, che firmò il rinvio a giudizio ad una quarta parte del maxiprocesso.

Per sfuggire alla cattura, Badalamenti jr si diede alla latitanza, nel 1995: fu così condannato in contumacia, e la pena divenne definitiva il 17 dicembre 1999. Dal 22 novembre 2000 è stato spiccato nei suoi confronti un mandato d’arresto internazionale.

Agli avvocati difensori è bastato attendere 12 anni, esattamente il doppio della pena inflitta per presentare, proprio la domanda di estinzione del reato il 17 dicembre scorso ed ottenere facilmente una sentenza di estinzione del reato.

Infatti la prima sezione della Corte d’appello di Palermo, presieduta da Gianfranco Garofalo, ha accolto il ricorso dei legali di Badalamenti, Paolo Gullo e Vito Ganci, i quali hanno chiesto la prescrizione appellandosi a una norma che prevede la libertà per il latitante che riesce a non finire in galera per un tempo doppio rispetto a quello della condanna. Trascorsi 12 anni di latitanza il reato è prescritto e Vituzzu è libero di poter tornare in Italia quando vuole, senza alcun conto da regolare con la giustizia. La sola misura ancora attiva – dopo che è caduta anche l’interdizione perpetua dai pubblici servizi – è la sorveglianza speciale, che lo costringerebbe a non allontanarsi da Cinisi, senza il permesso del giudice, a rientrare a casa prima delle 20 e a uscire dopo le 7. Dovrà comunque essere depennato dalla lista dei latitanti, facendo scorrere la graduatoria.

Lo stesso metodo è stato seguito più volte nella giurisprudenza italiana, come nel caso dei responsabili del delitto di Primavalle, non più perseguiti per lo stesso motivo. In questo caso la pericolosità oggettiva del soggetto lascia perplessi, ma lascia più stupefatti l’esistenza di una legge che premia la latitanza, anziché condannarla.


Il senatore Beppe Lumia, componente della Commissione Parlamentare Antimafia, ha detto: “ È insopportabile vedere il figlio del boss Tano Badalamenti tornare in libertà a causa della prescrizione. Quel Tano Badalamenti che fece uccidere Peppino Impastato e che per troppi anni è rimasto impunito. Quanti sforzi sono stati fatti dai magistrati e dalle forze dell’ordine per fare giustizia, sforzi oggi andati in fumo”.

La prescrizione ,– ha aggiunto, – è il fallimento della giustizia italiana

Un problema del nostro Paese che deve essere superato con serietà e rigore. Ci sono diverse soluzioni legislative e amministrative per limitare i danni, dobbiamo trovare il coraggio di adottarle e metterle in pratica”.